La tua famiglia in rete

Sfruttare appieno le potenzialità di condivisione e apprendimento che ci offre Internet è un privilegio. Proteggere le nostre famiglie dalle insidie del mondo online è una necessità e un dovere.


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ask.fm non è necessariamente pericoloso

ask.fm è un servizio ideato in Lettonia e lanciato il 16 giugno 2010, attualmente con 120 milioni di iscritti. Si basa su un’interazione “domanda-risposta”, che si traduce nello scrivere domande sulla bacheca di altri utenti, chiedendo loro una risposta.

Fin qui nulla di grave, se non fosse che il servizio è basato principalmente sull’anonimato: non solo è possibile fare domande in forma anonima, ma il sito stesso incoraggia tale pratica richiedendo un passo addizionale di conferma ogni qualvolta si voglia porre una domanda non in forma anonima.

Per rispondere alle domande è però necessario registrarsi al sito.

Attenzione a non confondere il sito con quello di ask.com, un innocente motore di ricerca.

ask.fm può anche essere utilizzato in modalità locale, tramite i cosiddetti gruppi spotted: luoghi virtuali legati ad un particolare luogo reale (un liceo, una città, un circolo sportivo) nel quale si riuniscono persone che frequentano quest’ultimo e che quindi presumibilmente (ma meglio non dare nulla per scontato) si conoscono dal vivo e pertanto sono in grado di arricchire le discussioni con interazioni ed elementi specifici e puntuali.

C’è chi approfitta di questo spazio per rendere pubbliche disarmanti dichiarazioni d’amore o colpi di fulmine, chi le usa per esprimere l’astio verso il compagno fastidioso e chi per segnalare che qualche docente non fa il suo dovere.

Altri invece rivolgono insulti ai professori, fanno espliciti riferimenti sessuali a compagni e compagne o peggio ancora prendono in giro i più deboli.

Dinamiche da tenere sotto controllo e sempre più spesso oggetto di discussione, con evidenti conseguenze sui voti in condotta per gli studenti e sempre più frequentemente con vere e proprie denunce alle autorità competenti.

 

ask.fm balza agli onori delle cronache italiane nel Febbraio del 2014 quando una ragazza iscritta con il nome di Amnesia, già fragile e insicura, condivide le sue paure sul sito. Qui le sue parole tristi e in cerca di conforto, trovano purtroppo un amplificatore di auguri di morte e di autolesionismo, che spingono la ragazza al suicidio.

Un simile caso si era già verificato ad agosto del 2013 in Inghilterra con il suicidio di una 14enne, anche lei istigata al gesto folle dalla spinta anonima di alcuni utenti infami.

 

Indubbiamente ask.fm può contribuire a far precipitare queste ed altre situazioni disagevoli: quando succede la colpa è tipicamente da annoverare alla possibilità di interazione in anonimo, che rappresenta una ghiotta opportunità per coetanei vigliacchi e incoscienti: grazie all’illusione di non poter essere riconosciuti essi si trasformano in un branco sadico che anima il parco giochi dell’odio e della maleducazione.

Si tratta naturalmente di un’illusione perché, nonostante l’azienda mantenga l’anonimato tra utenti, non può che condividere nomi e dinamiche di interazione qualora le forze dell’ordine dovessero necessitare di informazioni a seguito della richiesta di un magistrato.

Nonostante alcuni adolescenti si rendano conto che tutte le loro azioni sono comunque tracciate, si lasciano andare a comportamenti disdicevoli.

Dal punto di vista dei ragazzi deve essere da subito chiaro che ask.fm è a tutti gli effetti un’arena: chi si mette in gioco è a forte rischio di insulti e derisione. E anche pesanti.

E’ importante che tuo figlio lo capisca e che decida fin da subito se partecipare o starne fuori.

 

Quindi ask.fm è pericoloso?

Non necessariamente.

Se tuo figlio decide di partecipare vorrà dire che per districarsi agevolmente in questo mondo imparerà a discernere tra un messaggio amichevole ed uno ostile, e svilupperà tecniche di difesa per bloccare gli attacchi.

Tale difesa potrebbe consistere nel rispondere a tono per chiudere da subito una conversazione inutile, piuttosto che nel non reagire, ignorando quindi chi lo offende – è importante che tuo figlio sappia che non è necessario rispondere alle domande, soprattutto se qualcuno chiede qualcosa che lo turba, lo preoccupa o lo fa arrabbiare: se non risponde a una domanda, nessuno l’avrà vista se non lui.

In alternativa, se qualcuno gli dice qualcosa di veramente cattivo o di orribile, può comunque utilizzare il pulsante di Blocco per impedire a uno specifico utente di fare altre domande, anche se non conosce la sua identità.

Insomma, una maniera per crescere ed affinare gli strumenti atti a gestire dinamiche complesse e scherni verbali, propri del suo mondo adulto degli anni a venire.

 

Ritorniamo per un momento all’anonimato: ask.fm dice che interagire in anonimo può essere positivo in quanto permetterebbe a ragazzi timidi e insicuri di fare domande senza essere giudicati; allo stesso modo è pur vero che la possibilità di rispondere senza essere identificati dagli altri utenti dà ad alcuni la licenza di dire e fare senza freni.

Tieni presente che anche tuo figlio potrebbe superficialmente passare dalla parte del torto e lasciarsi andare a comportamenti riprovevoli solo perché pensa di rimanere anonimo: spiegagli che non è così e che potrebbero esserci conseguenze anche gravi, e spiega soprattutto che non è nobile comportarsi da codardi nascondendosi dietro l’assenza di identità.

 

E’ possibile fare in modo che tuo figlio non riceva domande anonime accedendo al profilo di tuo figlio e selezionando Impostazioni, successivamente Privacy, infine cliccando su Non consentire domande anonime:

 

 ask.fm

All’atto della creazione di un nuovo profilo questa opzione è attiva, quindi è opportuno verificarla o comunque fare in modo che tuo figlio ne sia a conoscenza.

 

Alternativamente, tuo figlio potrebbe semplicemente decidere di non frequentare ask.fm: non è obbligatorio partecipare alle interazioni di un social solo perché gli altri lo fanno.

Certo, qualcuno potrebbe comunque parlare di lui nonostante non ne frequenti i salotti digitali: è importante discutere preventivamente del momento in cui scopre che su ask.fm si parla di lui e dare la massima libertà di scelta anche in quel momento – continuare ad ignorare le voci, o unirsi alla conversazione.

 

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Gli adolescenti adorano i dispositivi mobili

A partire da oggi gli adolescenti avranno una ragione in più rispetto alle generazioni precedenti per poter affermare che “nessuno ci capisce”.
GlobalWebIndex ha recentemente pubblicato un report (che si può scaricare da QUI) che illustra alcune delle loro abitudini on-line.

L’utilizzo massivo dei cellulari e delle App mobile da parte degli adolescenti si conferma come trend prioritario del 2013: dal terzo al quarto trimestre dell’anno scorso gli utenti adolescenti di Snapchat sono aumentati del 60%, Kik +59%, WeChat +54%, WhatsApp +43%. Sono tutte App disponibili esclusivamente per i cellulari.

I dispositivi mobili sono infatti sempre più importanti per gli adolescenti – il 68% di essi usa un cellulare per accedere ad Internet, confrontato con il 23% che usa un tablet – indice del fatto che per i giovani quanto la barriera di costo dei dispositivi più nobili sia ancora difficile da superare. A riprova di ciò, il 55% degli adolescenti che usa un tablet afferma di condividerlo regolarmente con qualcun altro.
Il sistema operativo Android, sia per la prima che per la seconda categoria, risulta il più popolare.

Facebook risulta ancora il social più utilizzato: l’87% degli adolescenti in giro per il mondo (meno la Cina) possiede un account, tuttavia l’utilizzo attivo di questo social decresce dal 48% al 39%. Stessa sorte per Twitter (-3%), Youtube (-7%) e Google Plus (-4%).

Circa il 64% degli adolescenti afferma di acquistare mensilmente contenuti digitali, con la musica che si posiziona al primo posto, seguita dall’acquisto di App e successivamente dal pagamento di abbonamenti per videogiochi multigiocatore.

La maggior parte degli adolescenti praticano il cosiddetto “second-screening”, cioè usano un secondo schermo (un tablet, un PC, un cellulare) MENTRE guardano la TV. Il 72% di loro lo usa per chattare, mentre il 52% lo utilizza per giocare ai videogiochi.

Insomma, uno scenario in continua evoluzione che vedrà non solo colossi come Facebook continuare a comprare App come Instagram e WhatsApp inseguendo gli spostamenti degli adolescenti, a riprova come gli equilibri di qualche mese fa stiano gradualmente mutando, ma anche come ci si debba aspettare nuove dinamiche pubblicitarie originali sia per forme che per contenuti; la pubblicità, che tipicamente attrae il grosso degli investimenti in questo nuovo mondo (si veda un esempio di pubblicità su Vine) e la conseguente attenzione dei media.

Soprattutto, un’evoluzione da comprendere appieno per stare al passo coi tempi – una piacevole sfida per noi genitori.


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Nessuno tocchi i selfies: ecco perché fanno bene all’umore e all’autostima

Se hai uno smartphone o frequenti Facebook probabilmente hai sentito parlare della parola selfie.
Ci sono molte opinioni discordanti, ed io lo ammetto: sto per dirti che non rappresentano la fine della specie umana.
Sul serio, i selfies possono anche essere una cosa positiva.

A detta degli esperti dell’Oxford Dictionary, nel 2013 l’utilizzo della parola selfie è cresciuto del diciassettemila percento, tanto da valergli il titolo di parola più nuova e dirompente.
Di cosa si tratta?

Quando parliamo di selfie intendiamo una fotografia fatta a sé stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa su un social network.

I nostri figli ne sono maestri e artisti: foto appena usciti dall’ascensore, mentre mangiano, quando sono in compagnia, durante lo sport. Foto fatte per immortalare, per fermare l’attimo, per ricordare l’emozione.
Soprattutto, foto delle espressioni dei loro volti.

Selfie on the Bridge

I ragazzi della Generazione Y (i nati tra il 1980 e i primi anni 2000) sono spesso criticati perché costantemente assorti nello schermo di un computer o di uno smartphone. I giudizi si fanno ancora più negativi quando si parla di selfies: si dice che la colpa del fatto che i ragazzi di oggi tendano così spesso a pubblicare i propri autoritratti ricada nei genitori della Generazione X (i nati dal 1960 al 1980), che hanno nel tempo creato dei piccoli mostri di autostima e autoreferenzialità.
Certamente ai genitori delle generazioni odierne è stato insegnato che l’autostima è un valore importante da condividere con i propri figli, ma questo non può essere l’unico motivo della corsa all’autoscatto.
La verità è che i ragazzi di oggi stanno crescendo in un mondo dove la tecnologia si rinnova con un ritmo incredibilmente alto e soprattutto sta diventando sempre più diffusa.
Una volta i nobili si facevano ritrarre nei dipinti: una pratica riservata a pochi facoltosi. Immagina se avessero avuto a disposizione uno smartphone!
La verità è che i ragazzi di oggi si fanno tante foto e le condividono perché ciò non è mai stato così semplice e alla portata di tutti.

Eppure noi genitori non comprendiamo questo fenomeno appieno. Il motivo per cui non ne condividiamo la mania è duplice.
Tanto per cominciare abbiamo un concetto di privacy molto diverso e per definizione non siamo quindi propensi ad alimentare questo stillicidio di narcisismo in pubblico.
Inoltre, siamo cresciuti in un mondo dove se c’era qualcuno che ci piaceva dovevamo aspettare di vederlo dal vivo: non avevamo accesso alle sue immagini come e quando volevamo. Allora non c’era la tecnologia per farlo, ma è proprio questo il punto: non era previsto, neanche nella sfera dell’immaginario.
In poche parole, non è cosa nostra.

D’altra parte è pienamente cosa loro.

E’ normale quindi che la prima reazione nel sapere che tuo figlio si fotografa e si posta così liberamente sulla rete possa essere di tremendo orrore e totale disapprovazione, ma non devi temere perché non tutti i selfie sono necessariamente da temere, anzi potrebbero anche presentare aspetti positivi.

I selfie sono una nuova espressione delle personalità dei giovani di oggi, un complemento alla loro comunicazione multi canale. Mai sentito parlare delle immagini che valgono più di mille parole?
Ecco, stiamo esattamente parlando di questo: il caro amico ti scrivo di una volta è diventato il caro amico ti dico come mi sento con un’immagine di oggi, e non rappresenta necessariamente un continuo e sterile atto di narcisismo.

Un adolescente con un grave problema di obesità ha recentemente dichiarato che il gesto di documentare in pubblico i risultati della sua dieta ferrea aumentava in lui la responsabilità e l’impegno nei confronti del percorso che aveva intrapreso, con il risultato che riusciva meglio a perseguire nell’intento. Nonostante la maggior parte dei follower fossero a lui sconosciuti, ovviamente.

Spesso gli autoscatti spensierati rappresentano una semplice testimonianza del fatto che non sia necessario essere perfetti come ad esempio i falsi personaggi del mondo dello spettacolo, ma che possiamo ugualmente divertirci condividendo emozioni da protagonisti.

Alcuni ragazzi poi sviluppano una migliore confidenza e padronanza di sé ricevendo conferme e incoraggiamento da parte degli altri, anche sotto forma di semplici “mi piace”: grazie alla tecnologia possono oggi fotografarsi ripetutamente, correggendo smorfie, posture e illuminazione all’infinito, ottenendo esattamente il risultato estetico che desiderano; avendo il controllo totale sul prodotto finito le foto pubblicate sono per definizione quelle che loro approvano. Tipicamente la pubblicazione di un selfie genera un treno di commenti positivi, che quindi alimenta la loro autostima.
Per contro, è anche necessario valutare gli effetti dell’abitudine alla celebrazione certa di una simile pratica: non ricevere un like per un selfie potrebbe portare ad un disagio.

Nella maggior parte dei casi i selfie degli adolescenti rappresentano modalità dello sviluppo della personalità: la voglia di esprimersi, l’impeto di farsi conoscere ed espandere le proprie cerchie.
Per noi genitori tale fenomeno è una preziosissima opportunità in quanto è un po’ come se ci fosse dato il privilegio di osservare i nostri figli attraverso una finestra: siate pronti a trovare scene ed emozioni ordinarie o speciali, ma perfettamente lecite, non solo ragazze sdraiate sul letto, sguardi ammiccanti e pose sexy.

Certo, occorre vigilare che queste prove di trasmissione non degenerino, ma tieni presente che in genere il fattore principale è la ricerca di un segno di approvazione altrui. Spesso lo scopo ultimo non è quello di comunicare gioia o tristezza, o di varcare la soglia della decenza, bensì quello di guadagnare una posizione nella classifica dei like del social di turno, cosa magari non necessariamente nobile, ma peraltro assolutamente non grave.
Indubbiamente parliamo di un nuovo idioma, le cui parole sono i contrasti e i colori caldi delle immagini e la cui punteggiatura è l’ironia ad esse spesso associata.

Tuttavia non tutti gli autoscatti possono essere positivi, né tantomeno sicuri.
Tuo figlio deve conoscere la differenza tra uno scatto innocente e uno potenzialmente pericoloso o inappropriato.
Ecco alcuni spunti da condividere:

  • Evita di fornire indicazioni su dove ti trovi: come per tutte le foto fatte per i social media, bisogna stare attenti a non rivelare dettagli che possano permettere ad un malintenzionato di capire dove tuo figlio vive, va a scuola o dove si trova in quel preciso istante: il cartello di una strada o la maglietta del club sportivo locale potrebbero fornire specifiche indicazioni;
  • Verifica che la geolocalizzazione del dispositivo sia disattivata: in questo modo eviterai che ad ogni foto pubblicata vengano associate le coordinate di longitudine e latitudine;
  • La geolocalizzazione (in inglese geotagging) è la modalità che permette (generalmente in automatico, una volta che si è approvata inizialmente) di far sapere agli altri il luogo esatto dal quale si sta postando o scattando una foto.
  • Il valore di questa restrizione deve essere ben compreso da tuo figlio: rivelare a tutti la propria posizione esatta potrebbe abilitare dei malintenzionati ad apprendere le sue abitudini, studiandone i suoi movimenti (la scuola che frequenta, l’oratorio dove si diverte o l’ubicazione della sua casa);
  • Attenzione alla reputazione: ricorda a tuo figlio che postare su Internet significa lasciare un segno indelebile che può avere conseguenze anche nel mondo reale. Con ogni probabilità quelle foto lo seguiranno anche in età adulta e non c’è garanzia che le amicizie e le frequentazioni lavorative future tollereranno scatti equivoci o inappropriati;
  • Non postare mai foto in atteggiamenti promiscui: oltre ad essere sconvenienti, in caso riguardino minori sono puniti dalla legge all’interno dell’impianto legislativo sulla pedopornografia;
  • Non esagerare mai: ricorda a tuo figlio che la moderazione è importante in tutto, anche nella quantità di foto che pubblica – postare continuamente immagini di sé stesso può anche dare l’idea di essere una persona emarginata, disperatamente in cerca di attenzione.


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L’era biomediatica

Oggi a Roma è stato presentato l’11esimo Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, una fotografia della comunicazione digitale della società italiana del 2013.

I dati forniti sono stati tanti, le informazioni sulle dinamiche sociali estremamente interessanti tanto da parlare di rivoluzione dei comportamenti sociali: siamo entrati nell’era della “biomediatica”, in cui la condivisione delle nostre vite tramite il mezzo elettronico, abilitato dalla grande Rete, è diventata un cardine fondamentale del quotidiano sociale, economico e culturale.

Il rapporto spiega che “Assistiamo a un ulteriore salto di qualità nel rapporto degli italiani con i media. L’interazione tra l’ambiente comunicativo e la vita quotidiana degli abitanti di territori ipertecnologici sta producendo una vera e propria evoluzione della specie”.

Per gli under 30 i numeri sono importanti: l’84,4% dei giovani si connette a Internet tutti i giorni, il 73,9% per almeno un’ora al giorno, il 46,7% con il wifi. Per informarsi usano Facebook (il 71%), Google (65,2%) e YouTube (52,7%). Il 60,9% scarica le app sul telefono o tablet.

Ma questi numeri diventano significativi solo quando li si compara con quelli della popolazione intera: gli utenti internet italiani sono il 63,5% (contro il 90,4% dei giovani), gli utilizzatori di YouTube sono il 38,7% della popolazione complessiva (contro il 68,2% dei giovani). L’uso dei cellulari continua a crescere (+4,5% rispetto al 2012) tanto che il 39,9% degli italiani usa smartphone sempre collegati in rete, contro l’utilizzo dei giovani che è al 66,1%.

Ciò dimostra che mediamente, a fronte di una popolazione di giovani nativamente digitali, esiste un ritardo delle generazioni più adulte – i genitori. Non parliamo poi dei nonni digitali: solo il 21,1% degli anziani italiani utilizza Internet.

Se il 90% dei giovani sono su Internet contro il 63% dell’intera popolazione significa in pratica che ogni 10 giovani ben 9 sono su internet, mentre ogni 10 persone della popolazione totale (assumendo che ogni coppia di adulti abbia 1,2 figli in media) abbiamo 6 genitori e poco più di 3 figli, quindi il 63% si riferisce a 3 figli (perché la quasi totalità è su Internet) e a 3 adulti.

A spanne, e con ragionamenti certamente grossolani, significa che 3 genitori su 6 non utilizzano internet.

La metà. La metà dei genitori non usa Internet e quindi ha in linea di principio difficoltà a vigilare su un sano uso della grande Rete.

Questi numeri non tengono poi conto delle nicchie di servizi, tecnologie e scenari in cui i ragazzi eccellono e nei quali decisamente superano in scaltrezza i meno giovani. In pratica, ci sono molti ambiti esclusivamente frequentati da giovani, che mantengono ben lontana la vigilanza genitoriale.

Da dove iniziare?

Non spaventarti di chiedere a loro se sei disorientato nel mare agitato della tecnologia: ti sorprenderai di come i tuoi figli saranno estremamente entusiasti di condividere, di collaborare e di insegnare ai meno giovani di casa.


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Chissà come si divertivano

Erano anni che non facevo una vacanza in un villaggio turistico ed è stata una bellissima opportunità per osservare come la tecnologia abbia davvero lasciato segni profondi. E’ davvero cambiato tutto: il nostro modo di consumare le interazioni, il nostro modo di serbarne il ricordo, il nostro modo di dare per scontato che sia educato guardare il cellulare, mentre l’altro ti sta parlando guardandoti educatamente negli occhi.

IMG_8193Il cellulare, per l’appunto.

E’ lui lo strumento del cambio: basta vedere la foto qui di fianco, scattata durante il classico siparietto degli animatori del villaggio.

Oltre al mio erano decine i dispositivi che riprendevano, mentre altrettanti postavano furiosi in Rete.

Milioni di bit di ricordi ed emozioni, in diretta, che se solo quelli del villaggio turistico avessero stabilito e condiviso un hashtag per ogni ondata di vacanzieri, avrebbero trasformato lo scorrere di informazioni sterilmente personali in un torrente in piena di condivisione sociale.

E i nostri ragazzi ?

Se il mondo dei grandi brulica di tecnologia e di quella piccola, noiosissima mania del condividere e del farsi i fatti degli altri, perché non dovrebbe essere così anche per i giovani ?

E di fatti lo è. Come sempre i nostri ragazzi ci osservano, ci imitano e poi dopo un po’ elaborano modi originali per distinguersi.

Il branco di adolescenti era sì indipendente e affiatato, con dinamiche adolescenziali di vecchio, sano stampo, ma era davvero ricco di dispositivi mobili: telefonini di ogni forma e colore, iPad e tablet, qualcuno anche con il PC. Molti a sostituzione della macchina fotografica, tutti oggetti di socializzazione estesa. Whatsapp e Facebook la facevano da padrone, con tanti, tantissimi video e foto.

Mi sono chiesto se fosse sano questo brulicare di bit, tra giornate di mare e notti in discoteca. La risposta è assolutamente positiva, a patto che lo strumento elettronico rappresenti solo un’estensione della socialità in prima persona, un complemento e non un sostituto. Aspetto, peraltro, da vigilare con energia e da correggere senza esitazione, ove necessario.

I nostri figli hanno diritto a godersi appieno il bello delle esperienze dei contatti umani e sociali propri del mondo reale, evitando che si rovinino troppo presto come gli attori, poco immaginari e molto reali, di questo bellissimo video virale .

E prima come si faceva a socializzare, a tenersi in contatto, a divertirsi, ad imparare, a crescere?

Chissà come si divertivano, recitava il titolo di un romanzo di Asimov. Titolo quanto mai attuale, direi.


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Amici per la pelle con un iPhone e un iPad

L’iPhone ha fondamentalmente cambiato il panorama delle comunicazioni mobili sin dal suo debutto, nel lontano 2007, quando Steve Jobs lo presentò come “un cellulare non solo per comunicare, ma come simbolo del tuo stile di vita”.

Allo stesso modo l’iPad è stato subito molto popolare fin dal suo esordio nel 2010.

Anche il dispositivo iPod Touch è stato un campione di incassi fin dal 2001.

Altrettanto famoso è recentemente diventato l’iPad Mini.

Sono tutti dispositivi che godono di una solida reputazione e di una capillare distribuzione planetaria.

Fortunatamente tutti questi dispositivi utilizzano il medesimo sistema operativo, e in pratica mostrano modalità, comportamenti e funzioni simili.

Tutto ciò che descriverò di seguito può essere trasparentemente applicato ai dispositivi di cui sopra.

Le schermate seguenti sono state prese su di un telefonino e si riferiscono alla versione di sistema operativo iOS6 (iPhone 3GS e superiori, iPad di seconda generazione e superiori, iPod Touch di quarta generazione e superiori), sebbene siano facilmente riconducibili anche alle versioni precedenti.

I semplici passi di seguito descritti ti permetteranno di disabilitare alcune funzionalità del dispositivo e di organizzare una difesa mimale per i tuoi ragazzi.

Una volta abilitate le restrizioni sarai infatti in grado di:

  • disabilitare/abilitare l’uso di specifiche App,
  • navigare in maniera sicura e controllata,
  • introdurre limitazioni nell’uso dell’App Store,
  • abilitare restrizioni sul consumo di contenuti, quali video, libri e musica.

ATTENZIONE: iOS6 non prevede la gestione multiutente, pertanto le configurazioni di seguito si riferiscono al dispositivo, le cui attività sulla rete risulteranno pertanto limitate e controllate. Se il vostro dispositivo è condiviso tra adulti e ragazzi dovrete ogni volta abilitare e disabilitare le restrizioni, a seconda di chi lo sta utilizzando in quel momento.

Il tuo dispositivo è dotato di un browser standard che si chiama Safari. Pur con tutti i pregi del mondo, ha un piccolo difetto fondamentale: non è possibile configurarlo in modalità sicura. E’ necessario quindi sostituirlo. Esistono numerosi browser alternativi e sicuri, che puoi ricercare nell’App Store tramite parole chiave come “safe Internet” o “navigazione sicura”.

Dopo una veloce cernita ho trovato questi browser alternativi che ti segnalo, a mero titolo di esempio:

  • K9 Web Protection Browser
  • Ranger Browser – Safe Internet Browser with Customizable Parental Controls
  • AVG Family Safety Browser
  • Mobicip Safe Browser

Provali e decidi quale sia il più adatto per tutelare i tuoi ragazzi.

Prima di esplorare le restrizioni da applicare al dispositivo, provvedi a scaricare un browser che sia in grado di offrire una navigazione protetta per i tuoi figli.

Cerca l’icona Impostazioni nel menù principale, quella che mostra gli ingranaggi, e selezionala:

Iphone_Parental_Control_1

Arriverai al menù Impostazioni:

Iphone_Parental_Control_2

Da qui seleziona Generali:

Iphone_Parental_Control_3

Cerca l’opzione Restrizioni, dovrebbe essere disabilitata: abilitala selezionando Abilita restrizioni.
Il tuo dispositivo ti chiederà una password, inseriscila ma non dirla ai tuoi ragazzi!

Non dimenticarti tale password – non c’è modo di recuperarla.

Iphone_Parental_Control_4

Per una protezione minimale è opportuno disabilitare il browser Safari, l’App YouTube (ove presente) e inibire la possibilità di installare nuove App:

Iphone_Parental_Control_5

Il browser Safari non è in grado di fornire sessioni di navigazione protette, pertanto è necessario disabilitarlo. Assicurati di aver già installato una App alternativa, come descritto precedentemente.

E’ anche necessario disabilitare l’App YouTube (se presente) e obbligare i ragazzi a visionare i video tramite il browser sicuro: quando visiti il sito di YouTube dal loro dispositivo mobile sarai sicuramente ridiretto alla versione mobile del sito di YouTube. Scorri fino alla fine della pagina di YouTube e seleziona Desktop. Da lì potrai utilizzare lo stesso meccanismo di protezione che usi sul browser standard.

Occorre infine disabilitare l’installazione di nuove applicazioni obbligando i ragazzi a chiedere il tuo permesso ogni qualvolta vogliano aggiungere una nuova App. Questa scelta disabilita di fatto l’intero App Store (scompare l’icona) e con essa la possibilità per i ragazzi di installare eventuali applicazioni inappropriate.
Puoi opzionalmente lasciare abilitata l’installazione di App e fare in modo che le restrizioni di età dell’App Store facciano da filtro, ma attenzione che non sempre la catalogazione è precisa, efficace o semplicemente aggiornata.

Per riabilitare specifiche funzionalità è sufficiente seguire i passi di cui sopra, inserire la password e riportare le funzionalità in vita.

E’ importante disabilitare la funzionalità di geotagging per tutte le App. La geolocalizzazione è la modalità che permette (generalmente in automatico, una volta che si è approvata inizialmente) di far sapere agli altri il luogo esatto dal quale si sta postando o scattando una foto.
E’ importante spiegare ai ragazzi il valore di questa restrizione: rivelare la loro posizione esatta a tutti potrebbe significare che dei malintenzionati possano apprendere le loro abitudini studiando i loro movimenti (la scuola che frequentano, l’oratorio dove si divertono o l’ubicazione della loro abitazione).

Per disabilitare la geolocalizzazione, seleziona Localizzazione dal menù Restrizioni e inibiscila:

Iphone_Parental_Control_11

Il passo successivo è quello di mettere filtri al download di alcuni contenuti quali musica, podcast, filmati e libri. Dal menù Restrizioni puoi esplorare il sottomenù Contenuto consentito:

Iphone_Parental_Control_6
Disabilita la riproduzione di musica e podcast con contenuti per adulti, scegliendo la voce Musica e podcast, infine deselezionando l’opzione Explicit:

Iphone_Parental_Control_7

L’opzione Explicit si riferisce non solo ai nuovi acquisti, ma anche ai contenuti acquistati in precedenza e che pertanto, se non adeguati per le regole di filtraggio, non saranno comunque disponibili sull’iPhone.

Prosegui imponendo ulteriori restrizioni sui contenuti di filmati, libri e applicazioni (nel caso tu non abbia disabilitato completamente l’installazione di nuove App):

Iphone_Parental_Control_8

Iphone_Parental_Control_9

Iphone_Parental_Control_10

Le restrizioni si applicano solo all’installazione delle App, non alla presentazione delle stesse nell’App Store: se l’installazione App è abilitata e configuri il filtro, le App per adulti (e le relative descrizioni) saranno comunque elencate e visibili.

Buona sicurezza sui meladispositivi !


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L’angolo dei bambini

Immagino che anche voi, come me, abbiate visto molte volte dei genitori, distratti dalla chiacchiera con amici in un ristorante, cedere alle insistenze della noia dei più piccoli e porgere loro un cellulare.

I loro figli potrebbero però usarlo in modo improprio: non solo esplorando la mail di lavoro, utilizzando una App non appropriata e curiosando nella history di navigazione web. Potrebbero addirittura modificare la configurazione del cellulare.

Ebbene, questi scenari tanto terribili quanto possibili sono un ricordo del passato. Ma prima della soluzione, una ulteriore complicazione: il cellulare sarebbe molto probabilmente anche connesso alla rete.

Eppure, più l’utilizzatore è giovane, più il fascino di un telefonino non è rappresentato dal contenuto cui esso può abilitare, piuttosto semplicemente dall’uso dello stesso.

Se si potesse dare ai bambini un telefono, o meglio il telefono del papà, con un ambiente esclusivo, sarebbe meglio per i grandi e decisamente più divertente per i piccoli.

Questa possibilità esiste e si chiama l’angolo dei bambini (Kid’s Corner). E’ montata a bordo di tutti i Windows Phone 8.

Si tratta di un ambiente separato dedicato appunto ai più piccoli, e che è completamente configurabile dai genitori: puoi scegliere quali applicazioni, quali video, quali canzoni e quali App mostrare. Anche i piccoli utenti possono fare la loro parte scegliendo una foto di sfondo, un colore e udite udite – il loro nome!

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La funzionalità di parental control dell’angolo dei bambini si attiva quando l’utente scorre la schermata di blocco da destra verso sinistra: un gesto semplice prima di lasciare in mani innocenti l’oggetto del desiderio.

Per abilitare e configurare l’angolo dei bambini procedi come segue:

Occorre innanzi tutto abilitare la funzionalità stessa. Vai nel menù impostazioni, e accendi la funzionalità toccando l’opzione angolo dei bambini:

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Verrai così trasportato nel menù di configurazione, dal quale potrai decidere quali elementi attivare nell’angolo del bambino:

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Hai quindi la possibilità di aggiungere elementi a ciascuna delle quattro sezioni presenti –  Giochi, Musica, Video e App.

Selezionale una ad una e vedrai che si attiverà un sottomenù in grado di mostrare gli elementi già presenti sul telefono, e che ti darà la possibilità di attivare o disattivare gli stessi. Gli elementi attivi verranno esposti nell’angolo dei bambini.

Di seguito trovi una schermata di esempio per abilitare le App:

LaTuaFamigliaInRete-kidscorner3

Tocca tutte quelle che vuoi che appaiano: un tick a fianco di quelle selezionate lo
confermerà.

Una volta confermate le selezioni ritornerai alla schermata con l’elenco delle quattro sezioni.

E’ anche possibile aggiungere direttamente specifici elementi, semplicemente tenendo premuto l’elemento stesso e selezionando aggiungi all’angolo dei bambini:

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Infine non dimenticarti di creare una password per il tuo account principale, in modo che il tuo bambino non possa modificare le impostazioni.

Attenzione che non esiste una gestione delle App per account o configurazioni multiple. Prendiamo l’esempio di una App di Twitter, che tu avrai pazientemente configurato dal profilo principale con le tue credenziali. Ebbene, pubblicandola nell’angolo dei bambini essa si porterà dietro anche la tua configurazione: il tuo bambino avrà accesso al tuo account di Twitter, non al suo. Se lo modificherà, modificherà anche il tuo perché in realtà la App è la medesima per entrambi gli account.

Se hai la necessità di esporre una App che utilizzi un account di tuo figlio, ti consigliamo di scaricare una App alternativa a quella che usi nel tuo profilo, di configurarla con il suo account e di pubblicarla nell’angolo dei bambini.

Attenzione: alcune App come Intenet Explorer o gli account di email non sono pubblicabili nell’angolo dei bambini.

 

Una volta configurato il tutto sarà semplice accedere all’angolo dei bambini dalla schermata di blocco, scorrendo verso sinistra:

LaTuaFamigliaInRete-kidscorner4

A questo punto il tuo bambino sarà in grado di vedere e utilizzare solo gli elementi che gli hai autorizzato. Avrà inoltre accesso ad un minimale menù di personalizzazione:

LaTuaFamigliaInRete-kidscorner6  LaTuaFamigliaInRete-kidscorner5

A nostro avviso l’angolo dei bambini è vincente – non avere quindi alcun timore a dare in mano ai più piccoli il tuo smartphone!