La tua famiglia in rete

Sfruttare appieno le potenzialità di condivisione e apprendimento che ci offre Internet è un privilegio. Proteggere le nostre famiglie dalle insidie del mondo online è una necessità e un dovere.


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Gli adolescenti adorano i dispositivi mobili

A partire da oggi gli adolescenti avranno una ragione in più rispetto alle generazioni precedenti per poter affermare che “nessuno ci capisce”.
GlobalWebIndex ha recentemente pubblicato un report (che si può scaricare da QUI) che illustra alcune delle loro abitudini on-line.

L’utilizzo massivo dei cellulari e delle App mobile da parte degli adolescenti si conferma come trend prioritario del 2013: dal terzo al quarto trimestre dell’anno scorso gli utenti adolescenti di Snapchat sono aumentati del 60%, Kik +59%, WeChat +54%, WhatsApp +43%. Sono tutte App disponibili esclusivamente per i cellulari.

I dispositivi mobili sono infatti sempre più importanti per gli adolescenti – il 68% di essi usa un cellulare per accedere ad Internet, confrontato con il 23% che usa un tablet – indice del fatto che per i giovani quanto la barriera di costo dei dispositivi più nobili sia ancora difficile da superare. A riprova di ciò, il 55% degli adolescenti che usa un tablet afferma di condividerlo regolarmente con qualcun altro.
Il sistema operativo Android, sia per la prima che per la seconda categoria, risulta il più popolare.

Facebook risulta ancora il social più utilizzato: l’87% degli adolescenti in giro per il mondo (meno la Cina) possiede un account, tuttavia l’utilizzo attivo di questo social decresce dal 48% al 39%. Stessa sorte per Twitter (-3%), Youtube (-7%) e Google Plus (-4%).

Circa il 64% degli adolescenti afferma di acquistare mensilmente contenuti digitali, con la musica che si posiziona al primo posto, seguita dall’acquisto di App e successivamente dal pagamento di abbonamenti per videogiochi multigiocatore.

La maggior parte degli adolescenti praticano il cosiddetto “second-screening”, cioè usano un secondo schermo (un tablet, un PC, un cellulare) MENTRE guardano la TV. Il 72% di loro lo usa per chattare, mentre il 52% lo utilizza per giocare ai videogiochi.

Insomma, uno scenario in continua evoluzione che vedrà non solo colossi come Facebook continuare a comprare App come Instagram e WhatsApp inseguendo gli spostamenti degli adolescenti, a riprova come gli equilibri di qualche mese fa stiano gradualmente mutando, ma anche come ci si debba aspettare nuove dinamiche pubblicitarie originali sia per forme che per contenuti; la pubblicità, che tipicamente attrae il grosso degli investimenti in questo nuovo mondo (si veda un esempio di pubblicità su Vine) e la conseguente attenzione dei media.

Soprattutto, un’evoluzione da comprendere appieno per stare al passo coi tempi – una piacevole sfida per noi genitori.


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Nessuno tocchi i selfies: ecco perché fanno bene all’umore e all’autostima

Se hai uno smartphone o frequenti Facebook probabilmente hai sentito parlare della parola selfie.
Ci sono molte opinioni discordanti, ed io lo ammetto: sto per dirti che non rappresentano la fine della specie umana.
Sul serio, i selfies possono anche essere una cosa positiva.

A detta degli esperti dell’Oxford Dictionary, nel 2013 l’utilizzo della parola selfie è cresciuto del diciassettemila percento, tanto da valergli il titolo di parola più nuova e dirompente.
Di cosa si tratta?

Quando parliamo di selfie intendiamo una fotografia fatta a sé stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa su un social network.

I nostri figli ne sono maestri e artisti: foto appena usciti dall’ascensore, mentre mangiano, quando sono in compagnia, durante lo sport. Foto fatte per immortalare, per fermare l’attimo, per ricordare l’emozione.
Soprattutto, foto delle espressioni dei loro volti.

Selfie on the Bridge

I ragazzi della Generazione Y (i nati tra il 1980 e i primi anni 2000) sono spesso criticati perché costantemente assorti nello schermo di un computer o di uno smartphone. I giudizi si fanno ancora più negativi quando si parla di selfies: si dice che la colpa del fatto che i ragazzi di oggi tendano così spesso a pubblicare i propri autoritratti ricada nei genitori della Generazione X (i nati dal 1960 al 1980), che hanno nel tempo creato dei piccoli mostri di autostima e autoreferenzialità.
Certamente ai genitori delle generazioni odierne è stato insegnato che l’autostima è un valore importante da condividere con i propri figli, ma questo non può essere l’unico motivo della corsa all’autoscatto.
La verità è che i ragazzi di oggi stanno crescendo in un mondo dove la tecnologia si rinnova con un ritmo incredibilmente alto e soprattutto sta diventando sempre più diffusa.
Una volta i nobili si facevano ritrarre nei dipinti: una pratica riservata a pochi facoltosi. Immagina se avessero avuto a disposizione uno smartphone!
La verità è che i ragazzi di oggi si fanno tante foto e le condividono perché ciò non è mai stato così semplice e alla portata di tutti.

Eppure noi genitori non comprendiamo questo fenomeno appieno. Il motivo per cui non ne condividiamo la mania è duplice.
Tanto per cominciare abbiamo un concetto di privacy molto diverso e per definizione non siamo quindi propensi ad alimentare questo stillicidio di narcisismo in pubblico.
Inoltre, siamo cresciuti in un mondo dove se c’era qualcuno che ci piaceva dovevamo aspettare di vederlo dal vivo: non avevamo accesso alle sue immagini come e quando volevamo. Allora non c’era la tecnologia per farlo, ma è proprio questo il punto: non era previsto, neanche nella sfera dell’immaginario.
In poche parole, non è cosa nostra.

D’altra parte è pienamente cosa loro.

E’ normale quindi che la prima reazione nel sapere che tuo figlio si fotografa e si posta così liberamente sulla rete possa essere di tremendo orrore e totale disapprovazione, ma non devi temere perché non tutti i selfie sono necessariamente da temere, anzi potrebbero anche presentare aspetti positivi.

I selfie sono una nuova espressione delle personalità dei giovani di oggi, un complemento alla loro comunicazione multi canale. Mai sentito parlare delle immagini che valgono più di mille parole?
Ecco, stiamo esattamente parlando di questo: il caro amico ti scrivo di una volta è diventato il caro amico ti dico come mi sento con un’immagine di oggi, e non rappresenta necessariamente un continuo e sterile atto di narcisismo.

Un adolescente con un grave problema di obesità ha recentemente dichiarato che il gesto di documentare in pubblico i risultati della sua dieta ferrea aumentava in lui la responsabilità e l’impegno nei confronti del percorso che aveva intrapreso, con il risultato che riusciva meglio a perseguire nell’intento. Nonostante la maggior parte dei follower fossero a lui sconosciuti, ovviamente.

Spesso gli autoscatti spensierati rappresentano una semplice testimonianza del fatto che non sia necessario essere perfetti come ad esempio i falsi personaggi del mondo dello spettacolo, ma che possiamo ugualmente divertirci condividendo emozioni da protagonisti.

Alcuni ragazzi poi sviluppano una migliore confidenza e padronanza di sé ricevendo conferme e incoraggiamento da parte degli altri, anche sotto forma di semplici “mi piace”: grazie alla tecnologia possono oggi fotografarsi ripetutamente, correggendo smorfie, posture e illuminazione all’infinito, ottenendo esattamente il risultato estetico che desiderano; avendo il controllo totale sul prodotto finito le foto pubblicate sono per definizione quelle che loro approvano. Tipicamente la pubblicazione di un selfie genera un treno di commenti positivi, che quindi alimenta la loro autostima.
Per contro, è anche necessario valutare gli effetti dell’abitudine alla celebrazione certa di una simile pratica: non ricevere un like per un selfie potrebbe portare ad un disagio.

Nella maggior parte dei casi i selfie degli adolescenti rappresentano modalità dello sviluppo della personalità: la voglia di esprimersi, l’impeto di farsi conoscere ed espandere le proprie cerchie.
Per noi genitori tale fenomeno è una preziosissima opportunità in quanto è un po’ come se ci fosse dato il privilegio di osservare i nostri figli attraverso una finestra: siate pronti a trovare scene ed emozioni ordinarie o speciali, ma perfettamente lecite, non solo ragazze sdraiate sul letto, sguardi ammiccanti e pose sexy.

Certo, occorre vigilare che queste prove di trasmissione non degenerino, ma tieni presente che in genere il fattore principale è la ricerca di un segno di approvazione altrui. Spesso lo scopo ultimo non è quello di comunicare gioia o tristezza, o di varcare la soglia della decenza, bensì quello di guadagnare una posizione nella classifica dei like del social di turno, cosa magari non necessariamente nobile, ma peraltro assolutamente non grave.
Indubbiamente parliamo di un nuovo idioma, le cui parole sono i contrasti e i colori caldi delle immagini e la cui punteggiatura è l’ironia ad esse spesso associata.

Tuttavia non tutti gli autoscatti possono essere positivi, né tantomeno sicuri.
Tuo figlio deve conoscere la differenza tra uno scatto innocente e uno potenzialmente pericoloso o inappropriato.
Ecco alcuni spunti da condividere:

  • Evita di fornire indicazioni su dove ti trovi: come per tutte le foto fatte per i social media, bisogna stare attenti a non rivelare dettagli che possano permettere ad un malintenzionato di capire dove tuo figlio vive, va a scuola o dove si trova in quel preciso istante: il cartello di una strada o la maglietta del club sportivo locale potrebbero fornire specifiche indicazioni;
  • Verifica che la geolocalizzazione del dispositivo sia disattivata: in questo modo eviterai che ad ogni foto pubblicata vengano associate le coordinate di longitudine e latitudine;
  • La geolocalizzazione (in inglese geotagging) è la modalità che permette (generalmente in automatico, una volta che si è approvata inizialmente) di far sapere agli altri il luogo esatto dal quale si sta postando o scattando una foto.
  • Il valore di questa restrizione deve essere ben compreso da tuo figlio: rivelare a tutti la propria posizione esatta potrebbe abilitare dei malintenzionati ad apprendere le sue abitudini, studiandone i suoi movimenti (la scuola che frequenta, l’oratorio dove si diverte o l’ubicazione della sua casa);
  • Attenzione alla reputazione: ricorda a tuo figlio che postare su Internet significa lasciare un segno indelebile che può avere conseguenze anche nel mondo reale. Con ogni probabilità quelle foto lo seguiranno anche in età adulta e non c’è garanzia che le amicizie e le frequentazioni lavorative future tollereranno scatti equivoci o inappropriati;
  • Non postare mai foto in atteggiamenti promiscui: oltre ad essere sconvenienti, in caso riguardino minori sono puniti dalla legge all’interno dell’impianto legislativo sulla pedopornografia;
  • Non esagerare mai: ricorda a tuo figlio che la moderazione è importante in tutto, anche nella quantità di foto che pubblica – postare continuamente immagini di sé stesso può anche dare l’idea di essere una persona emarginata, disperatamente in cerca di attenzione.


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L’era biomediatica

Oggi a Roma è stato presentato l’11esimo Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, una fotografia della comunicazione digitale della società italiana del 2013.

I dati forniti sono stati tanti, le informazioni sulle dinamiche sociali estremamente interessanti tanto da parlare di rivoluzione dei comportamenti sociali: siamo entrati nell’era della “biomediatica”, in cui la condivisione delle nostre vite tramite il mezzo elettronico, abilitato dalla grande Rete, è diventata un cardine fondamentale del quotidiano sociale, economico e culturale.

Il rapporto spiega che “Assistiamo a un ulteriore salto di qualità nel rapporto degli italiani con i media. L’interazione tra l’ambiente comunicativo e la vita quotidiana degli abitanti di territori ipertecnologici sta producendo una vera e propria evoluzione della specie”.

Per gli under 30 i numeri sono importanti: l’84,4% dei giovani si connette a Internet tutti i giorni, il 73,9% per almeno un’ora al giorno, il 46,7% con il wifi. Per informarsi usano Facebook (il 71%), Google (65,2%) e YouTube (52,7%). Il 60,9% scarica le app sul telefono o tablet.

Ma questi numeri diventano significativi solo quando li si compara con quelli della popolazione intera: gli utenti internet italiani sono il 63,5% (contro il 90,4% dei giovani), gli utilizzatori di YouTube sono il 38,7% della popolazione complessiva (contro il 68,2% dei giovani). L’uso dei cellulari continua a crescere (+4,5% rispetto al 2012) tanto che il 39,9% degli italiani usa smartphone sempre collegati in rete, contro l’utilizzo dei giovani che è al 66,1%.

Ciò dimostra che mediamente, a fronte di una popolazione di giovani nativamente digitali, esiste un ritardo delle generazioni più adulte – i genitori. Non parliamo poi dei nonni digitali: solo il 21,1% degli anziani italiani utilizza Internet.

Se il 90% dei giovani sono su Internet contro il 63% dell’intera popolazione significa in pratica che ogni 10 giovani ben 9 sono su internet, mentre ogni 10 persone della popolazione totale (assumendo che ogni coppia di adulti abbia 1,2 figli in media) abbiamo 6 genitori e poco più di 3 figli, quindi il 63% si riferisce a 3 figli (perché la quasi totalità è su Internet) e a 3 adulti.

A spanne, e con ragionamenti certamente grossolani, significa che 3 genitori su 6 non utilizzano internet.

La metà. La metà dei genitori non usa Internet e quindi ha in linea di principio difficoltà a vigilare su un sano uso della grande Rete.

Questi numeri non tengono poi conto delle nicchie di servizi, tecnologie e scenari in cui i ragazzi eccellono e nei quali decisamente superano in scaltrezza i meno giovani. In pratica, ci sono molti ambiti esclusivamente frequentati da giovani, che mantengono ben lontana la vigilanza genitoriale.

Da dove iniziare?

Non spaventarti di chiedere a loro se sei disorientato nel mare agitato della tecnologia: ti sorprenderai di come i tuoi figli saranno estremamente entusiasti di condividere, di collaborare e di insegnare ai meno giovani di casa.


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Twitter e la brevità in tempo reale

Twitter è un servizio gratuito di social network e microblogging e nonostante sia stato creato relativamente di recente (nel marzo 2006) è diventato estremamente popolare per la sua semplicità ed immediatezza di utilizzo.

Il nome “Twitter” deriva dal verbo inglese tweet che significa “cinguettare”.

Twitter fornisce ai suoi utenti una pagina personale che mostra i loro messaggi di testo con una originalissima caratteristica: la loro lunghezza non supera i 140 caratteri.LaTuaFamigliaInRete-Twitter_logo
Questi messaggi di testo si chiamano tweet.

I tweet sono rigorosamemente mostrati in ordine cronologico rispetto all’orario di invio e sono generalmente inoltrati in tempo reale dall’infrastuttura informatica che li distribuisce complice la loro semplicità e leggerezza.

Twitter è stato creato per facilitare le comunicazioni di massa, ed è la perfetta incarnazione del social network popolare senza alcun occhio di riguardo alla privacy.
Tuttavia, è inutile negare il fatto che milioni di persone lo usino, gli hashtag (idea di Twitter)  imperversano perfino nelle riviste cartacee e indubbiamente questo connubio di brevità e tempo reale affascina.
I tuoi ragazzi non ne sono certamente immuni.

Ci sono due punti di attenzione da sottolineare: il primo riguarda la ricerca, sia libera che di hashtag, effettuata tramite il campo Ricerca di Twitter: i sistemi tradizionali di parental control non sono in grado di filtrare e controllare le ricerche, che sono quindi libere e potenzialmente selvagge. Spiega proattivamente ai tuoi ragazzi di stare attenti a cosa cercano e rassicura loro che qualora dovessero trovare qualcosa che li mette a disagio, tu ci sarai per aiutarli.

Sappi che è possibile inibire la visualizzazione di contenuti multimediali che possano contenere materiali sensibili.

Il secondo punto di attenzione è quello relativo al mettersi nei guai per aver postato qualcosa di inappropriato. Per proteggere i tuoi ragazzi in tal senso chiedi a loro di attivarsi in questi due ambiti:

  • disabilitare la funzionalità di geolocalizzazione dei tweet,
  • proteggere i profili dalla visione pubblica, fornendo l’approvazione di accesso ai contenuti solo agli utenti che conoscono

Questo secondo punto potrebbe essere un po’ più difficile da implementare – giudica tu la maturità del tuo ragazzo, e nel caso non la dovessi ritenere sufficiente non esitare a mettere la regola del profilo privato; avrai sempre l’opportunità di rilassare questo vincolo con il passare del tempo.

Puoi gestire tutto ciò cambiando le impostazioni del profilo dell’account di tuo figlio, spuntando le caselle rilevanti:

LaTuaFamigliaInRete-twitter

Ovviamente non c’è modo di proteggere la configurazione di cui sopra – qualsiasi ragazzino minimamente smaliziato potrà riportare la configurazione ai valori più permissivi non appena girerai la testa. Una verifica regolare sulla geolocalizzazione e sulla protezione dei suoi tweet sarà sufficiente per rimanere tutti sereni.

Pochi sono gli strumenti per rendere Twitter sicuro, perché è un sistema creato per la condivisione estrema e veloce delle informazioni e non è stato pensato per i più piccoli.

Inoltre, all’inizio del 2013 Twitter ha rilasciato Vine, una app che permette di registrare brevi video della durata massima di 6 secondi e di postarli su Twitter. Inutile dire che il mezzo è stato fin da subito utilizzato per far circolare brevi video pornografici, violenti e maleducati (espressamente non proibiti dai termini di utilizzo dell’app), tanto che lo stesso Apple Store ha etichettato questa app limitandone il donwload ai maggiori di anni 17.

Una ricerca di hashtag quali #porn o #sex in Twitter rivela una combinazione di messaggi di 140 caratteri e video di Vine. Anche qui dovreste parlarne con i vostri ragazzi.

Ancora una volta il miglior consiglio è di conoscere il nemico e di spiegarlo ai tuoi ragazzi. Crea un account e studia le dinamiche del mezzo, esplora i trend più popolari del momento, cerca hashtag particolari e educa i tuoi ragazzi a postare educatamente e in modo da non ledere la loro reputazione.

Sereni tuit a tutti !


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Immagini e video a tempo – il fascino effimero di Snapchat

Ultimamente si parla molto di Snapchat, un servizio che sta spopolando tra i più giovani, e che LaTuaFamigliaInRete-snapchat-logopermette di chattare con testi, foto e video con la particolarità che.. i messaggi si autodistruggono qualche secondo dopo che questi sono stati aperti dal destinatario.

Snapchat non è esattamente una app utilizzata per giocare agli agenti segreti. Piuttosto è attualmente la più popolare app per praticare il sexting, in quanto dà l’illusione che il destinatario fruisca di immagini e video per un lasso di tempo limitato e che poi queste scompaiano. Ovviamente trattasi di una mera illusione.

La sua popolarità è stata confermata alla fine del 2012 quando Snapchat ha raggiunto i due parametri che oggi identificano le app di successo: continue interruzioni di servizio dovute al troppo utilizzo dei suoi sistemi informatici ed un vociferare di una possibile acquisizione da parte di Facebook.

Facebook ha nel frattempo lanciato l’applicazione Poke che possiede caratteristiche simili a Snapchat, ma il servizio non sembra abbia avuto successo. Al contrario pare che il vociferare in rete sull’argomento abbia aumentato la popolarità dello stesso Snapshot.

Come si usa Snapchat ?

Dopo aver scaricato l’app (disponibile per iPhone e Android) e una volta installata il suo funzionamento è semplice: si registra una foto o un video, si associa poi un testo e si aggiunge della semplice arte digitale. Si seleziona quindi il numero di secondi (da 1 a 10) durante i quali il destinatario potrà vedere il messaggio prima che questo si autodistrugga. Infine si indicano i destinatari  e si invia il tutto, rimanendo nell’illusione che il contenuto possa essere visionato esclusivamente dal destinatario, una sola volta e solo per il tempo indicato dal mittente.

In realtà nel mondo dell’informatica non esistono oggetti che si distruggono veramente. Chi lo riceve può infatti banalmente usare la funzionalità di base del sistema operativo del telefonino per fare un’istantanea dello schermo (il cosidetto screenshot) mentre visiona la foto, in modo da conservarsi l’originale. La stessa privacy del servizio ci conferma che l’azienda non può garantire che i messaggi vengano effettivamente cancellati e che quindi gli stessi devono essere inviati a proprio rischio e pericolo.

Questo dettaglio potrebbe sembrare solo piccolo capriccio, in fondo non è grave se un contenuto può essere duplicato e distribuito contro il mio volere. Dipende però dal contenuto.

Diamo un’occhiata alle foto ufficiali che pubblicizzano l’app:

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Mostrano immagini che non lasciano dubbi su quale sia l’audience di riferimento: adolescenti.

Se guardiamo anche la descrizione di iTunes ci accorgiamo che l’app è vietata ai minori di 12 anni e che viene etichettata come possibile veicolo di contenuti sessuali e di nudità.

Ebbene, Snapchat è famosa e temuta per essere una delle più popolari app per attività di sexting.

LaTuaFamigliaInRete-snapchat-1

Purtroppo non ci sono tecniche particolari di protezione – non è possibile mettere sotto controllo questa App. L’unica tecnica è quella di condividere con i ragazzi il fatto che non è vero che i contenuti spariscano dopo qualche secondo. Perdere il controllo sulle proprie immagini può portare a ledere seriamente la loro reputazione e provocare gravi conseguenze all’interno delle loro dinamiche sociali.

Inoltre fate loro notare che il profilo di ogni utente è pubblico. Non solo: viene indicato in tempo reale la classifica dei tre contatti a cui mandano più snap.

Ve ne riportiamo uno preso a caso:

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Ecco, magari sapere che tutti possono leggere liberamente quali sono le persone a cui si mandano più messaggi potrebbe rappresentare agli occhi di un adolescente un deterrente addizionale all’utilizzo di questa app.

Forse questo post si autodistruggerà tra 10 secondi, ma gli snap dei tuoi ragazzi sicuramente non lo faranno.


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Il fascino di Instagram

Nonostante l’idea di Instagram non sia eccessivamente originale nè rivoluzionaria, bisogna dire che questa app sta cambiando il modo in cui si possono condividere immagini su Internet.
L’applicazione gratuita scaricabile sia per iPhone e iPod che per Android sta costantemente guadagnando il consenso dei nostri ragazzi, tanto che mentre i genitori iniziamo finalmente ad abbracciare le dinamiche di Facebook, loro si spostano al passo successivo.

Stiamogli dietro!

LaTuaFamigliaInRete-Instagram_logo

Cosa è Instagram?

È un modo pratico e divertente di condividere immagini con i tuoi amici: si scatta una foto col cellulare, si applica un filtro a scelta (che colora, che distorce, che sfuoca) e infine si condivide la foto sul network stesso di Instagram oppure attraverso i classici Facebook, Twitter e Tumblr.

Dobbiamo temere Instagram?

Come nel caso di tutte le applicazioni social esistono aspetti da non sottovalutare. Anche qui è saggio capire come i nostri ragazzi utilizzano Instagram.

Innanzitutto le informazioni necessarie per aprire un account sono un nome utente e una password.

Mentre per la prima che sarà mostrata a tutti valgono le solite regole sui nomi account (evitare nome e cognome, nomi offensivi o che attirino troppo l’attenzione), per la seconda c’è solo da sceglierla complessa e tenerla segreta.

Viene anche chiesto un numero di telefono, informazione che è però opzionale – evitiamo di inserirla.

La cosa importante da sapere è che le foto caricate sono per definizione pubbliche, a meno che non si chieda esplicitamente di avere un profilo protetto. Considera che a seconda dell’età, il tuo ragazzo vorrà lasciare questa opzione più o meno attiva: ad esempio i più grandi tenderanno ad avere un profilo pubblico che gli permetterà di avere il maggior numero di sostenitori (quelli che loro chiamano i follower, dall’inglese follow cioè seguire) – lo sport nazionale dei nostri adolescenti su internet.

I ragazzi più piccoli saranno invece convinti più facilmente a tenere tutto segreto: fai loro notare che in questo modo eviteranno che le foto possano essere viste anche dagli amici.. non graditi. Avrà sicuramente più effetto rispetto al discorso degli sconosciuti, sbircioni e invadenti.

Per rendere un profilo privato, vai sulla pagina del profilo e all’ultima opzione seleziona “foto private”.

In questo modo il tuo ragazzo approverà gli utenti prima di abilitarli alla visione delle immagini.

E’ altrettanto importante sapere che le foto possono essere geolocalizzate, ma fortunatamente questa volta l’impostazione predefinita lo evita. Verifica che sia effettivamente così.

Geolocalizzare una foto è potenzialmente molto pericoloso perché indica con estrema precisione il luogo dove è stata fatta, e la sua pubblicazione immediata fornisce informazioni su quando è stata scattata.

In un sito come Instagram, usando un profilo pubblico, chiunque potrebbe sapere dove si trova il tuo ragazzo in un determinato momento.

Infine Instagram infine esporre il tuo ragazzo a contenuti inappropriati.

Su Instagram infatti è molto popolare associare uno o più tag ad una foto, per poi usarli come strumento di ricerca e associazione immagini.

L’hashtag è infatti una parola chiave o una concatenazione di termini preceduto dal simbolo # che classifica e raggruppa appunto immagini.

Cercare immagini per hashtag è molto semplice e potente. Purtroppo è anche molto libero.

Dato che le immagini non vengono filtrate quando vengono inviate, il tuo ragazzo potrebbe involontariamente incappare in situazioni inappropriate. Abbiamo fatto una ricerca per #teen e ci siamo ritrovati con queste foto:

LaTuaFamigliaInRete-instagram

E’ un po’ come non proteggere le ricerche con Google o Bing, lo faresti?

Instagram è davvero un modo bello e divertente di condividere immagini, di socializzare con chi conosciamo in maniera diversa e di vedere persone e luoghi che non conosciamo, tuttavia non è decisamente strutturata per proteggere la privacy dei ragazzi.

E i malintenzionati lo sanno benissimo.

Come sempre non vietiamone l’utilizzo, ma spieghiamo ai ragazzi i potenziali pericoli.