La tua famiglia in rete

Sfruttare appieno le potenzialità di condivisione e apprendimento che ci offre Internet è un privilegio. Proteggere le nostre famiglie dalle insidie del mondo online è una necessità e un dovere.


Lascia un commento

Gli adolescenti adorano i dispositivi mobili

A partire da oggi gli adolescenti avranno una ragione in più rispetto alle generazioni precedenti per poter affermare che “nessuno ci capisce”.
GlobalWebIndex ha recentemente pubblicato un report (che si può scaricare da QUI) che illustra alcune delle loro abitudini on-line.

L’utilizzo massivo dei cellulari e delle App mobile da parte degli adolescenti si conferma come trend prioritario del 2013: dal terzo al quarto trimestre dell’anno scorso gli utenti adolescenti di Snapchat sono aumentati del 60%, Kik +59%, WeChat +54%, WhatsApp +43%. Sono tutte App disponibili esclusivamente per i cellulari.

I dispositivi mobili sono infatti sempre più importanti per gli adolescenti – il 68% di essi usa un cellulare per accedere ad Internet, confrontato con il 23% che usa un tablet – indice del fatto che per i giovani quanto la barriera di costo dei dispositivi più nobili sia ancora difficile da superare. A riprova di ciò, il 55% degli adolescenti che usa un tablet afferma di condividerlo regolarmente con qualcun altro.
Il sistema operativo Android, sia per la prima che per la seconda categoria, risulta il più popolare.

Facebook risulta ancora il social più utilizzato: l’87% degli adolescenti in giro per il mondo (meno la Cina) possiede un account, tuttavia l’utilizzo attivo di questo social decresce dal 48% al 39%. Stessa sorte per Twitter (-3%), Youtube (-7%) e Google Plus (-4%).

Circa il 64% degli adolescenti afferma di acquistare mensilmente contenuti digitali, con la musica che si posiziona al primo posto, seguita dall’acquisto di App e successivamente dal pagamento di abbonamenti per videogiochi multigiocatore.

La maggior parte degli adolescenti praticano il cosiddetto “second-screening”, cioè usano un secondo schermo (un tablet, un PC, un cellulare) MENTRE guardano la TV. Il 72% di loro lo usa per chattare, mentre il 52% lo utilizza per giocare ai videogiochi.

Insomma, uno scenario in continua evoluzione che vedrà non solo colossi come Facebook continuare a comprare App come Instagram e WhatsApp inseguendo gli spostamenti degli adolescenti, a riprova come gli equilibri di qualche mese fa stiano gradualmente mutando, ma anche come ci si debba aspettare nuove dinamiche pubblicitarie originali sia per forme che per contenuti; la pubblicità, che tipicamente attrae il grosso degli investimenti in questo nuovo mondo (si veda un esempio di pubblicità su Vine) e la conseguente attenzione dei media.

Soprattutto, un’evoluzione da comprendere appieno per stare al passo coi tempi – una piacevole sfida per noi genitori.

Annunci


Lascia un commento

Nessuno tocchi i selfies: ecco perché fanno bene all’umore e all’autostima

Se hai uno smartphone o frequenti Facebook probabilmente hai sentito parlare della parola selfie.
Ci sono molte opinioni discordanti, ed io lo ammetto: sto per dirti che non rappresentano la fine della specie umana.
Sul serio, i selfies possono anche essere una cosa positiva.

A detta degli esperti dell’Oxford Dictionary, nel 2013 l’utilizzo della parola selfie è cresciuto del diciassettemila percento, tanto da valergli il titolo di parola più nuova e dirompente.
Di cosa si tratta?

Quando parliamo di selfie intendiamo una fotografia fatta a sé stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa su un social network.

I nostri figli ne sono maestri e artisti: foto appena usciti dall’ascensore, mentre mangiano, quando sono in compagnia, durante lo sport. Foto fatte per immortalare, per fermare l’attimo, per ricordare l’emozione.
Soprattutto, foto delle espressioni dei loro volti.

Selfie on the Bridge

I ragazzi della Generazione Y (i nati tra il 1980 e i primi anni 2000) sono spesso criticati perché costantemente assorti nello schermo di un computer o di uno smartphone. I giudizi si fanno ancora più negativi quando si parla di selfies: si dice che la colpa del fatto che i ragazzi di oggi tendano così spesso a pubblicare i propri autoritratti ricada nei genitori della Generazione X (i nati dal 1960 al 1980), che hanno nel tempo creato dei piccoli mostri di autostima e autoreferenzialità.
Certamente ai genitori delle generazioni odierne è stato insegnato che l’autostima è un valore importante da condividere con i propri figli, ma questo non può essere l’unico motivo della corsa all’autoscatto.
La verità è che i ragazzi di oggi stanno crescendo in un mondo dove la tecnologia si rinnova con un ritmo incredibilmente alto e soprattutto sta diventando sempre più diffusa.
Una volta i nobili si facevano ritrarre nei dipinti: una pratica riservata a pochi facoltosi. Immagina se avessero avuto a disposizione uno smartphone!
La verità è che i ragazzi di oggi si fanno tante foto e le condividono perché ciò non è mai stato così semplice e alla portata di tutti.

Eppure noi genitori non comprendiamo questo fenomeno appieno. Il motivo per cui non ne condividiamo la mania è duplice.
Tanto per cominciare abbiamo un concetto di privacy molto diverso e per definizione non siamo quindi propensi ad alimentare questo stillicidio di narcisismo in pubblico.
Inoltre, siamo cresciuti in un mondo dove se c’era qualcuno che ci piaceva dovevamo aspettare di vederlo dal vivo: non avevamo accesso alle sue immagini come e quando volevamo. Allora non c’era la tecnologia per farlo, ma è proprio questo il punto: non era previsto, neanche nella sfera dell’immaginario.
In poche parole, non è cosa nostra.

D’altra parte è pienamente cosa loro.

E’ normale quindi che la prima reazione nel sapere che tuo figlio si fotografa e si posta così liberamente sulla rete possa essere di tremendo orrore e totale disapprovazione, ma non devi temere perché non tutti i selfie sono necessariamente da temere, anzi potrebbero anche presentare aspetti positivi.

I selfie sono una nuova espressione delle personalità dei giovani di oggi, un complemento alla loro comunicazione multi canale. Mai sentito parlare delle immagini che valgono più di mille parole?
Ecco, stiamo esattamente parlando di questo: il caro amico ti scrivo di una volta è diventato il caro amico ti dico come mi sento con un’immagine di oggi, e non rappresenta necessariamente un continuo e sterile atto di narcisismo.

Un adolescente con un grave problema di obesità ha recentemente dichiarato che il gesto di documentare in pubblico i risultati della sua dieta ferrea aumentava in lui la responsabilità e l’impegno nei confronti del percorso che aveva intrapreso, con il risultato che riusciva meglio a perseguire nell’intento. Nonostante la maggior parte dei follower fossero a lui sconosciuti, ovviamente.

Spesso gli autoscatti spensierati rappresentano una semplice testimonianza del fatto che non sia necessario essere perfetti come ad esempio i falsi personaggi del mondo dello spettacolo, ma che possiamo ugualmente divertirci condividendo emozioni da protagonisti.

Alcuni ragazzi poi sviluppano una migliore confidenza e padronanza di sé ricevendo conferme e incoraggiamento da parte degli altri, anche sotto forma di semplici “mi piace”: grazie alla tecnologia possono oggi fotografarsi ripetutamente, correggendo smorfie, posture e illuminazione all’infinito, ottenendo esattamente il risultato estetico che desiderano; avendo il controllo totale sul prodotto finito le foto pubblicate sono per definizione quelle che loro approvano. Tipicamente la pubblicazione di un selfie genera un treno di commenti positivi, che quindi alimenta la loro autostima.
Per contro, è anche necessario valutare gli effetti dell’abitudine alla celebrazione certa di una simile pratica: non ricevere un like per un selfie potrebbe portare ad un disagio.

Nella maggior parte dei casi i selfie degli adolescenti rappresentano modalità dello sviluppo della personalità: la voglia di esprimersi, l’impeto di farsi conoscere ed espandere le proprie cerchie.
Per noi genitori tale fenomeno è una preziosissima opportunità in quanto è un po’ come se ci fosse dato il privilegio di osservare i nostri figli attraverso una finestra: siate pronti a trovare scene ed emozioni ordinarie o speciali, ma perfettamente lecite, non solo ragazze sdraiate sul letto, sguardi ammiccanti e pose sexy.

Certo, occorre vigilare che queste prove di trasmissione non degenerino, ma tieni presente che in genere il fattore principale è la ricerca di un segno di approvazione altrui. Spesso lo scopo ultimo non è quello di comunicare gioia o tristezza, o di varcare la soglia della decenza, bensì quello di guadagnare una posizione nella classifica dei like del social di turno, cosa magari non necessariamente nobile, ma peraltro assolutamente non grave.
Indubbiamente parliamo di un nuovo idioma, le cui parole sono i contrasti e i colori caldi delle immagini e la cui punteggiatura è l’ironia ad esse spesso associata.

Tuttavia non tutti gli autoscatti possono essere positivi, né tantomeno sicuri.
Tuo figlio deve conoscere la differenza tra uno scatto innocente e uno potenzialmente pericoloso o inappropriato.
Ecco alcuni spunti da condividere:

  • Evita di fornire indicazioni su dove ti trovi: come per tutte le foto fatte per i social media, bisogna stare attenti a non rivelare dettagli che possano permettere ad un malintenzionato di capire dove tuo figlio vive, va a scuola o dove si trova in quel preciso istante: il cartello di una strada o la maglietta del club sportivo locale potrebbero fornire specifiche indicazioni;
  • Verifica che la geolocalizzazione del dispositivo sia disattivata: in questo modo eviterai che ad ogni foto pubblicata vengano associate le coordinate di longitudine e latitudine;
  • La geolocalizzazione (in inglese geotagging) è la modalità che permette (generalmente in automatico, una volta che si è approvata inizialmente) di far sapere agli altri il luogo esatto dal quale si sta postando o scattando una foto.
  • Il valore di questa restrizione deve essere ben compreso da tuo figlio: rivelare a tutti la propria posizione esatta potrebbe abilitare dei malintenzionati ad apprendere le sue abitudini, studiandone i suoi movimenti (la scuola che frequenta, l’oratorio dove si diverte o l’ubicazione della sua casa);
  • Attenzione alla reputazione: ricorda a tuo figlio che postare su Internet significa lasciare un segno indelebile che può avere conseguenze anche nel mondo reale. Con ogni probabilità quelle foto lo seguiranno anche in età adulta e non c’è garanzia che le amicizie e le frequentazioni lavorative future tollereranno scatti equivoci o inappropriati;
  • Non postare mai foto in atteggiamenti promiscui: oltre ad essere sconvenienti, in caso riguardino minori sono puniti dalla legge all’interno dell’impianto legislativo sulla pedopornografia;
  • Non esagerare mai: ricorda a tuo figlio che la moderazione è importante in tutto, anche nella quantità di foto che pubblica – postare continuamente immagini di sé stesso può anche dare l’idea di essere una persona emarginata, disperatamente in cerca di attenzione.


Lascia un commento

Adolescenti? Meno privacy: Facebook gli permette di postare al mondo intero

Ci risiamo: lo scorso 16 ottobre Facebook ha nuovamente cambiato le impostazioni di privacy. Se i tuoi figli usano il social network è l’occasione giusta per sederti di fianco a loro e condividere la novità.

Gli utenti di Facebook di età tra i 13 e i 17 anni hanno oggi la possibilità di fare post pubblici dai loro profili, il che vuol dire che chiunque può vederli. Fino ad ora ciò non era un’opzione: chiunque poteva postare il proprio status in pubblico, ma per gli adolescenti era possibile condividerlo solo agli amici o al massimo agli amici degli amici.

Nel comunicato stampa che porta l’annuncio delle nuove impostazioni di privacy, Facebook afferma di doversi adeguare alle piattaforme di social media concorrenti dove comunque solo “una piccola parte degli adolescenti” adora postare pubblicamente. Posso immaginare che qualche ragazzo ne sia felice, io da genitore no.

Facebook dice che i ragazzi sono tra le persone più informate e propositive e quando si parla di coinvolgimento civile, attivismo o anche condividere un film, vogliono farsi sentire. Quindi da oggi anche i ragazzi possono postare pubblicamente. Direi che il ragionamento non fa una piega. Ne fa tantissime! Ottimo l’incipit, ma la conclusione non la condivido affatto.

Ci dicono anche che nel caso si scelga di fare un post pubblico, gli adolescenti riceveranno un avviso che spiega il potenziale pericolo di un post pubblico. Non sono esattamente sicuro che questo li frenerà dalle loro intenzioni, anche se riconosco che perlomeno avviserà coloro i quali lo fanno per sbaglio.

Inoltre, gli adolescenti potranno ora abilitare la funzionalità di Follow per i propri post, di modo che tutti, anche gli sconosciuti, possano facilmente avere la cronistoria degli aggiornamenti del loro diario che verranno quindi regolarmente condivisi potenzialmente con chiunque.

Facebook ha contestualmente apportato anche una miglioria: gli adolescenti che fino ad ora avevano limitato i loro post per definizione verso gli “amici degli amici”, vedranno ora i loro post automaticamente limitati alla modalità più ristretta “amici”.

Questo ovviamente non li frenerà dall’espandere ogni singolo post alla modalità pubblica con un semplice click.

Soprattutto non li fermerà dal dichiarare a Facebook una età falsa per aggirare i filtri, cosa che un recente studio nel Regno Unito ha confermato essere una pratica molto popolare: secondo tale studio il 42% degli adolescenti inglesi ha dichiarato un’età superiore ai 18 anni.

Prendiamone atto e agiamo di conseguenza.


Lascia un commento

L’era biomediatica

Oggi a Roma è stato presentato l’11esimo Rapporto Censis-Ucsi sulla Comunicazione, una fotografia della comunicazione digitale della società italiana del 2013.

I dati forniti sono stati tanti, le informazioni sulle dinamiche sociali estremamente interessanti tanto da parlare di rivoluzione dei comportamenti sociali: siamo entrati nell’era della “biomediatica”, in cui la condivisione delle nostre vite tramite il mezzo elettronico, abilitato dalla grande Rete, è diventata un cardine fondamentale del quotidiano sociale, economico e culturale.

Il rapporto spiega che “Assistiamo a un ulteriore salto di qualità nel rapporto degli italiani con i media. L’interazione tra l’ambiente comunicativo e la vita quotidiana degli abitanti di territori ipertecnologici sta producendo una vera e propria evoluzione della specie”.

Per gli under 30 i numeri sono importanti: l’84,4% dei giovani si connette a Internet tutti i giorni, il 73,9% per almeno un’ora al giorno, il 46,7% con il wifi. Per informarsi usano Facebook (il 71%), Google (65,2%) e YouTube (52,7%). Il 60,9% scarica le app sul telefono o tablet.

Ma questi numeri diventano significativi solo quando li si compara con quelli della popolazione intera: gli utenti internet italiani sono il 63,5% (contro il 90,4% dei giovani), gli utilizzatori di YouTube sono il 38,7% della popolazione complessiva (contro il 68,2% dei giovani). L’uso dei cellulari continua a crescere (+4,5% rispetto al 2012) tanto che il 39,9% degli italiani usa smartphone sempre collegati in rete, contro l’utilizzo dei giovani che è al 66,1%.

Ciò dimostra che mediamente, a fronte di una popolazione di giovani nativamente digitali, esiste un ritardo delle generazioni più adulte – i genitori. Non parliamo poi dei nonni digitali: solo il 21,1% degli anziani italiani utilizza Internet.

Se il 90% dei giovani sono su Internet contro il 63% dell’intera popolazione significa in pratica che ogni 10 giovani ben 9 sono su internet, mentre ogni 10 persone della popolazione totale (assumendo che ogni coppia di adulti abbia 1,2 figli in media) abbiamo 6 genitori e poco più di 3 figli, quindi il 63% si riferisce a 3 figli (perché la quasi totalità è su Internet) e a 3 adulti.

A spanne, e con ragionamenti certamente grossolani, significa che 3 genitori su 6 non utilizzano internet.

La metà. La metà dei genitori non usa Internet e quindi ha in linea di principio difficoltà a vigilare su un sano uso della grande Rete.

Questi numeri non tengono poi conto delle nicchie di servizi, tecnologie e scenari in cui i ragazzi eccellono e nei quali decisamente superano in scaltrezza i meno giovani. In pratica, ci sono molti ambiti esclusivamente frequentati da giovani, che mantengono ben lontana la vigilanza genitoriale.

Da dove iniziare?

Non spaventarti di chiedere a loro se sei disorientato nel mare agitato della tecnologia: ti sorprenderai di come i tuoi figli saranno estremamente entusiasti di condividere, di collaborare e di insegnare ai meno giovani di casa.


2 commenti

Trecce di dati – le nuove norme sulla privacy di Facebook

La condivisione sui social network dilaga. D’altronde, siamo animali sociali e Internet è un meraviglioso fattore moltiplicativo.

A volte un po’ troppo direi: siamo oltre la condivisione, siamo nell’era dell’intreccio, della trama che ci descrive.

Facebook ha recentemente aggiornato le norme sulla privacy :

“Facebook può suggerire a un tuo amico di taggarti in una foto scansionando e confrontando le foto del tuo amico con le informazioni raccolte dalle altre foto in cui sei stato taggato. Questo ci consente di proporre suggerimenti.”

“Facebook aggrega i dati dalle informazioni di cui già dispone su di te e i tuoi amici. Ad esempio, Facebook può utilizzare i tuoi dati personali per stabilire quali amici mostrarti nelle Notizie o per suggerirti di taggarli nelle foto che pubblichi. Possiamo combinare la tua città attuale con tua posizione GPS o altre informazioni sulla tua posizione, ad esempio per informare te e i tuoi amici sulle persone e gli eventi nelle vicinanze o proporti offerte che potrebbero interessarti.”

Essenzialmente ciò significa che ogni qualvolta invii una foto a Facebook, posti un commento o semplicemente esprimi una preferenza attivi degli algoritmi che permettono a Facebook stesso di visionare le persone che ti sono accanto in una foto, di analizzare il contenuto e gli autori di eventuali commenti e di considerare la località dalla quale hai inviato il messaggio. Sono sicuro che il semplice visionare una foto da parte di qualcuno sia già di per sé un’indicazione importante per Facebook.

E siccome Facebook ha fatto scuola fin d’ora, mi aspetto che questo fenomeno di intreccio dati sia proprio di altri social network e che presto le norme sulla privacy di questi cambino a catena.

Sapere che lo si facesse era una cosa, vederlo scritto nero su bianco è un’altra. Devo dire che un po’ mi spaventa, perché è una dichiarazione di tutela, questa volta però non nei nostri confronti.

In pratica le foto e le informazioni di te e dei tuoi figli che usano i social network per descriversi e definirsi, piuttosto che il sano spirito di condivisione e compartecipazione dei genitori che li porta a postare senza pudore bagnetti e buffe situazioni con le pappe, concorrono a sbiadire i confini tra il mondo virtuale e il mondo reale: qualcuno costruisce relazioni, aggrega dati e modella identità.

In poche parole da qualche parte nel mondo virtuale c’è un pezzo di noi.

Attenzione a ciò che i nostri figli postano e attenzione a ciò che postiamo noi di loro. Occorre farlo con moderazione e occorre celare appropriatamente le informazioni: diamo accesso solo a chi conosciamo, consapevoli che c’è sempre un occhio elettronico che aggrega dati e inferisce relazioni.

Facciamo sì che un giorno, in età adulta, i nostri figli possano scegliere quali informazioni su di loro mostrare, senza dover giustificare con i loro coetanei decine di foto imbarazzanti o peggio gestire ostacoli di reputazione alle loro ambizioni e possibilità.

Ho recentemente creato l’account di Facebook di mia figlia: poche informazioni richieste – nome, cognome e un’email. Facebook non la conosceva. Fino alla prima schermata. Alla seconda parenti e amici erano tra gli amici suggeriti: non ne ha sbagliato uno.

Affascinante, certo. Ma anche un po’ inquietante.


Lascia un commento

Sgonfia i cyberbulli

Quando i tuoi ragazzi saranno abbastanza grandi da utilizzare Internet e i social network è saggio che sappiano che possono incorrere in forme di bullismo anche nella rete.

Chiarisci loro di cosa si tratta e rassicurali che nel caso diventino vittime potranno applicare nel mondo virtuale le stesse tecniche che applicano in quello fisico: il miglior comportamento possibile è quello di ignorare le provocazioni e di troncare ogni tipo di rapporto online con chi mette in rete informazioni denigratorie.

Viceversa, spiega loro di non passare dalla parte del torto.

Il bullismo online (cyberbullismo) non paga mai: parte in solitaria, ma complice la distanza fisica tra gli interlocutori amplifica la sua portata grazie alla partecipazione di più persone. Spiega ai tuoi figli che partecipare significa essere ugualmente responsabili di abusi.

Se tuo figlio è vittima di cyberbullismo puoi adottare le seguenti strategie:

. Siediti accanto a tuo figlio e passa al setaccio la sua presenza digitale, documentando estensivamente ogni occorrenza di cyberbullismo: fai tutte le istantanee dello schermo che servono (i cosidetti screenshot).

. Se conosci il ragazzo che sta facendo il bullo parla con i suoi genitori, mostrando loro esempi concreti delle sue azioni. Chiedi a loro di fermare la sua azione con un intervento deciso.

. Blocca il bullismo attivando le protezioni che i servizi di social network o i programmi di email e chat forniscono.

. Considera che quasi tutti gli smartphone hanno la possibilità di bloccare chiamate e sms in arrivo da specifici numeri: facendo così allieverai la pressione su tuo figlio, pur lasciando la possibilità alle autorità competenti di chiedere al gestore telefonico l’elenco delle chiamate e dei messaggi inviati a vuoto.

Il bullismo classico, così come quello online, è regolato dalla legge e sanzionato adeguatamente: per gli atti di bullismo in rete si fa riferimento al decreto legge numero 11 del 23 febbraio 2009 intitolato “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche’ in tema di atti persecutori”.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha attivato dal 2007 il numero verde nazionale 800 66.96.96 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19), all’interno della campagna per la lotta al bullismo Smonta il bullo.

E’ anche possibile scrivere a un indirizzo di email per segnalare casi di bullismo, anche in forma anonima.

Se lo ritieni opportuno puoi comunque coinvolgere fin da subito la Polizia Postale, accedendo alla stanza numero uno del commissariato
di P.S. online
o visitando la stazione di polizia della tua zona.

Condividi con i tuoi ragazzi questo bellissimo video !


Lascia un commento

Immagini e video a tempo – il fascino effimero di Snapchat

Ultimamente si parla molto di Snapchat, un servizio che sta spopolando tra i più giovani, e che LaTuaFamigliaInRete-snapchat-logopermette di chattare con testi, foto e video con la particolarità che.. i messaggi si autodistruggono qualche secondo dopo che questi sono stati aperti dal destinatario.

Snapchat non è esattamente una app utilizzata per giocare agli agenti segreti. Piuttosto è attualmente la più popolare app per praticare il sexting, in quanto dà l’illusione che il destinatario fruisca di immagini e video per un lasso di tempo limitato e che poi queste scompaiano. Ovviamente trattasi di una mera illusione.

La sua popolarità è stata confermata alla fine del 2012 quando Snapchat ha raggiunto i due parametri che oggi identificano le app di successo: continue interruzioni di servizio dovute al troppo utilizzo dei suoi sistemi informatici ed un vociferare di una possibile acquisizione da parte di Facebook.

Facebook ha nel frattempo lanciato l’applicazione Poke che possiede caratteristiche simili a Snapchat, ma il servizio non sembra abbia avuto successo. Al contrario pare che il vociferare in rete sull’argomento abbia aumentato la popolarità dello stesso Snapshot.

Come si usa Snapchat ?

Dopo aver scaricato l’app (disponibile per iPhone e Android) e una volta installata il suo funzionamento è semplice: si registra una foto o un video, si associa poi un testo e si aggiunge della semplice arte digitale. Si seleziona quindi il numero di secondi (da 1 a 10) durante i quali il destinatario potrà vedere il messaggio prima che questo si autodistrugga. Infine si indicano i destinatari  e si invia il tutto, rimanendo nell’illusione che il contenuto possa essere visionato esclusivamente dal destinatario, una sola volta e solo per il tempo indicato dal mittente.

In realtà nel mondo dell’informatica non esistono oggetti che si distruggono veramente. Chi lo riceve può infatti banalmente usare la funzionalità di base del sistema operativo del telefonino per fare un’istantanea dello schermo (il cosidetto screenshot) mentre visiona la foto, in modo da conservarsi l’originale. La stessa privacy del servizio ci conferma che l’azienda non può garantire che i messaggi vengano effettivamente cancellati e che quindi gli stessi devono essere inviati a proprio rischio e pericolo.

Questo dettaglio potrebbe sembrare solo piccolo capriccio, in fondo non è grave se un contenuto può essere duplicato e distribuito contro il mio volere. Dipende però dal contenuto.

Diamo un’occhiata alle foto ufficiali che pubblicizzano l’app:

LaTuaFamigliaInRete-snapchat-4 LaTuaFamigliaInRete-snapchat-3 LaTuaFamigliaInRete-snapchat-2

Mostrano immagini che non lasciano dubbi su quale sia l’audience di riferimento: adolescenti.

Se guardiamo anche la descrizione di iTunes ci accorgiamo che l’app è vietata ai minori di 12 anni e che viene etichettata come possibile veicolo di contenuti sessuali e di nudità.

Ebbene, Snapchat è famosa e temuta per essere una delle più popolari app per attività di sexting.

LaTuaFamigliaInRete-snapchat-1

Purtroppo non ci sono tecniche particolari di protezione – non è possibile mettere sotto controllo questa App. L’unica tecnica è quella di condividere con i ragazzi il fatto che non è vero che i contenuti spariscano dopo qualche secondo. Perdere il controllo sulle proprie immagini può portare a ledere seriamente la loro reputazione e provocare gravi conseguenze all’interno delle loro dinamiche sociali.

Inoltre fate loro notare che il profilo di ogni utente è pubblico. Non solo: viene indicato in tempo reale la classifica dei tre contatti a cui mandano più snap.

Ve ne riportiamo uno preso a caso:

LaTuaFamigliaInRete-snapchat-5

Ecco, magari sapere che tutti possono leggere liberamente quali sono le persone a cui si mandano più messaggi potrebbe rappresentare agli occhi di un adolescente un deterrente addizionale all’utilizzo di questa app.

Forse questo post si autodistruggerà tra 10 secondi, ma gli snap dei tuoi ragazzi sicuramente non lo faranno.