La tua famiglia in rete

Sfruttare appieno le potenzialità di condivisione e apprendimento che ci offre Internet è un privilegio. Proteggere le nostre famiglie dalle insidie del mondo online è una necessità e un dovere.


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La mania di iperconnessione mobile

E’ davvero colpa nostra, o più semplicemente anche noi siamo vittime di questa mania di iperconnessione mobile?

Un’indagine condotta in Gran Bretagna da Opinion Research ha evidenziato come sia in crescita il comportamento di piccoli e adolescenti che si ostinano ad usare sempre più il mondo virtuale per interagire con le persone, nonostante queste siano fisicamente nelle vicinanze e quindi di fatto a disposizione.

Purtroppo pare che non tutti i genitori non si attivino per correggere tale comportamento: nel 65% dei casi li lasciano soli a connettersi con chi vogliono, e per quanto tempo lo desiderano.

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Occorrerebbe quindi vigilare con una maggiore frequenza, guidando i ragazzi a preferire i rapporti di persona ove possibile.

Il problema è che molti genitori sono essi stessi vittime di questa moda: sempre con un telefonino in mano, sempre a consultare un tablet. Non possiamo pretendere che i loro figli facciano diversamente! E’ bene ricordare infatti che anche nell’era super tecnologica che stiamo vivendo i genitori rimangono per i ragazzi il modello di riferimento principale.

Ben vengano quindi sane e moderne regole di utilizzo dei dispositivi, chiare ed inequivocabili. Ma non dimentichiamoci che i nostri figli vedono e imitano i nostri comportamenti: se vogliamo davvero ritornare ad avere un po’ di umano e di vero nei nostri rapporti interpersonali dobbiamo iniziare a lavorare su noi stessi, e dare il buon esempio.

Per approfondire – Ragazzini di oggi “rapiti” da tablet e telefonini e Quei ragazzi troppo connessi figli del cattivo esempio e 18 regole sull’uso di iPhone, un anno dopo

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Nessuno tocchi i selfies: ecco perché fanno bene all’umore e all’autostima

Se hai uno smartphone o frequenti Facebook probabilmente hai sentito parlare della parola selfie.
Ci sono molte opinioni discordanti, ed io lo ammetto: sto per dirti che non rappresentano la fine della specie umana.
Sul serio, i selfies possono anche essere una cosa positiva.

A detta degli esperti dell’Oxford Dictionary, nel 2013 l’utilizzo della parola selfie è cresciuto del diciassettemila percento, tanto da valergli il titolo di parola più nuova e dirompente.
Di cosa si tratta?

Quando parliamo di selfie intendiamo una fotografia fatta a sé stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa su un social network.

I nostri figli ne sono maestri e artisti: foto appena usciti dall’ascensore, mentre mangiano, quando sono in compagnia, durante lo sport. Foto fatte per immortalare, per fermare l’attimo, per ricordare l’emozione.
Soprattutto, foto delle espressioni dei loro volti.

Selfie on the Bridge

I ragazzi della Generazione Y (i nati tra il 1980 e i primi anni 2000) sono spesso criticati perché costantemente assorti nello schermo di un computer o di uno smartphone. I giudizi si fanno ancora più negativi quando si parla di selfies: si dice che la colpa del fatto che i ragazzi di oggi tendano così spesso a pubblicare i propri autoritratti ricada nei genitori della Generazione X (i nati dal 1960 al 1980), che hanno nel tempo creato dei piccoli mostri di autostima e autoreferenzialità.
Certamente ai genitori delle generazioni odierne è stato insegnato che l’autostima è un valore importante da condividere con i propri figli, ma questo non può essere l’unico motivo della corsa all’autoscatto.
La verità è che i ragazzi di oggi stanno crescendo in un mondo dove la tecnologia si rinnova con un ritmo incredibilmente alto e soprattutto sta diventando sempre più diffusa.
Una volta i nobili si facevano ritrarre nei dipinti: una pratica riservata a pochi facoltosi. Immagina se avessero avuto a disposizione uno smartphone!
La verità è che i ragazzi di oggi si fanno tante foto e le condividono perché ciò non è mai stato così semplice e alla portata di tutti.

Eppure noi genitori non comprendiamo questo fenomeno appieno. Il motivo per cui non ne condividiamo la mania è duplice.
Tanto per cominciare abbiamo un concetto di privacy molto diverso e per definizione non siamo quindi propensi ad alimentare questo stillicidio di narcisismo in pubblico.
Inoltre, siamo cresciuti in un mondo dove se c’era qualcuno che ci piaceva dovevamo aspettare di vederlo dal vivo: non avevamo accesso alle sue immagini come e quando volevamo. Allora non c’era la tecnologia per farlo, ma è proprio questo il punto: non era previsto, neanche nella sfera dell’immaginario.
In poche parole, non è cosa nostra.

D’altra parte è pienamente cosa loro.

E’ normale quindi che la prima reazione nel sapere che tuo figlio si fotografa e si posta così liberamente sulla rete possa essere di tremendo orrore e totale disapprovazione, ma non devi temere perché non tutti i selfie sono necessariamente da temere, anzi potrebbero anche presentare aspetti positivi.

I selfie sono una nuova espressione delle personalità dei giovani di oggi, un complemento alla loro comunicazione multi canale. Mai sentito parlare delle immagini che valgono più di mille parole?
Ecco, stiamo esattamente parlando di questo: il caro amico ti scrivo di una volta è diventato il caro amico ti dico come mi sento con un’immagine di oggi, e non rappresenta necessariamente un continuo e sterile atto di narcisismo.

Un adolescente con un grave problema di obesità ha recentemente dichiarato che il gesto di documentare in pubblico i risultati della sua dieta ferrea aumentava in lui la responsabilità e l’impegno nei confronti del percorso che aveva intrapreso, con il risultato che riusciva meglio a perseguire nell’intento. Nonostante la maggior parte dei follower fossero a lui sconosciuti, ovviamente.

Spesso gli autoscatti spensierati rappresentano una semplice testimonianza del fatto che non sia necessario essere perfetti come ad esempio i falsi personaggi del mondo dello spettacolo, ma che possiamo ugualmente divertirci condividendo emozioni da protagonisti.

Alcuni ragazzi poi sviluppano una migliore confidenza e padronanza di sé ricevendo conferme e incoraggiamento da parte degli altri, anche sotto forma di semplici “mi piace”: grazie alla tecnologia possono oggi fotografarsi ripetutamente, correggendo smorfie, posture e illuminazione all’infinito, ottenendo esattamente il risultato estetico che desiderano; avendo il controllo totale sul prodotto finito le foto pubblicate sono per definizione quelle che loro approvano. Tipicamente la pubblicazione di un selfie genera un treno di commenti positivi, che quindi alimenta la loro autostima.
Per contro, è anche necessario valutare gli effetti dell’abitudine alla celebrazione certa di una simile pratica: non ricevere un like per un selfie potrebbe portare ad un disagio.

Nella maggior parte dei casi i selfie degli adolescenti rappresentano modalità dello sviluppo della personalità: la voglia di esprimersi, l’impeto di farsi conoscere ed espandere le proprie cerchie.
Per noi genitori tale fenomeno è una preziosissima opportunità in quanto è un po’ come se ci fosse dato il privilegio di osservare i nostri figli attraverso una finestra: siate pronti a trovare scene ed emozioni ordinarie o speciali, ma perfettamente lecite, non solo ragazze sdraiate sul letto, sguardi ammiccanti e pose sexy.

Certo, occorre vigilare che queste prove di trasmissione non degenerino, ma tieni presente che in genere il fattore principale è la ricerca di un segno di approvazione altrui. Spesso lo scopo ultimo non è quello di comunicare gioia o tristezza, o di varcare la soglia della decenza, bensì quello di guadagnare una posizione nella classifica dei like del social di turno, cosa magari non necessariamente nobile, ma peraltro assolutamente non grave.
Indubbiamente parliamo di un nuovo idioma, le cui parole sono i contrasti e i colori caldi delle immagini e la cui punteggiatura è l’ironia ad esse spesso associata.

Tuttavia non tutti gli autoscatti possono essere positivi, né tantomeno sicuri.
Tuo figlio deve conoscere la differenza tra uno scatto innocente e uno potenzialmente pericoloso o inappropriato.
Ecco alcuni spunti da condividere:

  • Evita di fornire indicazioni su dove ti trovi: come per tutte le foto fatte per i social media, bisogna stare attenti a non rivelare dettagli che possano permettere ad un malintenzionato di capire dove tuo figlio vive, va a scuola o dove si trova in quel preciso istante: il cartello di una strada o la maglietta del club sportivo locale potrebbero fornire specifiche indicazioni;
  • Verifica che la geolocalizzazione del dispositivo sia disattivata: in questo modo eviterai che ad ogni foto pubblicata vengano associate le coordinate di longitudine e latitudine;
  • La geolocalizzazione (in inglese geotagging) è la modalità che permette (generalmente in automatico, una volta che si è approvata inizialmente) di far sapere agli altri il luogo esatto dal quale si sta postando o scattando una foto.
  • Il valore di questa restrizione deve essere ben compreso da tuo figlio: rivelare a tutti la propria posizione esatta potrebbe abilitare dei malintenzionati ad apprendere le sue abitudini, studiandone i suoi movimenti (la scuola che frequenta, l’oratorio dove si diverte o l’ubicazione della sua casa);
  • Attenzione alla reputazione: ricorda a tuo figlio che postare su Internet significa lasciare un segno indelebile che può avere conseguenze anche nel mondo reale. Con ogni probabilità quelle foto lo seguiranno anche in età adulta e non c’è garanzia che le amicizie e le frequentazioni lavorative future tollereranno scatti equivoci o inappropriati;
  • Non postare mai foto in atteggiamenti promiscui: oltre ad essere sconvenienti, in caso riguardino minori sono puniti dalla legge all’interno dell’impianto legislativo sulla pedopornografia;
  • Non esagerare mai: ricorda a tuo figlio che la moderazione è importante in tutto, anche nella quantità di foto che pubblica – postare continuamente immagini di sé stesso può anche dare l’idea di essere una persona emarginata, disperatamente in cerca di attenzione.


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Adolescenti? Meno privacy: Facebook gli permette di postare al mondo intero

Ci risiamo: lo scorso 16 ottobre Facebook ha nuovamente cambiato le impostazioni di privacy. Se i tuoi figli usano il social network è l’occasione giusta per sederti di fianco a loro e condividere la novità.

Gli utenti di Facebook di età tra i 13 e i 17 anni hanno oggi la possibilità di fare post pubblici dai loro profili, il che vuol dire che chiunque può vederli. Fino ad ora ciò non era un’opzione: chiunque poteva postare il proprio status in pubblico, ma per gli adolescenti era possibile condividerlo solo agli amici o al massimo agli amici degli amici.

Nel comunicato stampa che porta l’annuncio delle nuove impostazioni di privacy, Facebook afferma di doversi adeguare alle piattaforme di social media concorrenti dove comunque solo “una piccola parte degli adolescenti” adora postare pubblicamente. Posso immaginare che qualche ragazzo ne sia felice, io da genitore no.

Facebook dice che i ragazzi sono tra le persone più informate e propositive e quando si parla di coinvolgimento civile, attivismo o anche condividere un film, vogliono farsi sentire. Quindi da oggi anche i ragazzi possono postare pubblicamente. Direi che il ragionamento non fa una piega. Ne fa tantissime! Ottimo l’incipit, ma la conclusione non la condivido affatto.

Ci dicono anche che nel caso si scelga di fare un post pubblico, gli adolescenti riceveranno un avviso che spiega il potenziale pericolo di un post pubblico. Non sono esattamente sicuro che questo li frenerà dalle loro intenzioni, anche se riconosco che perlomeno avviserà coloro i quali lo fanno per sbaglio.

Inoltre, gli adolescenti potranno ora abilitare la funzionalità di Follow per i propri post, di modo che tutti, anche gli sconosciuti, possano facilmente avere la cronistoria degli aggiornamenti del loro diario che verranno quindi regolarmente condivisi potenzialmente con chiunque.

Facebook ha contestualmente apportato anche una miglioria: gli adolescenti che fino ad ora avevano limitato i loro post per definizione verso gli “amici degli amici”, vedranno ora i loro post automaticamente limitati alla modalità più ristretta “amici”.

Questo ovviamente non li frenerà dall’espandere ogni singolo post alla modalità pubblica con un semplice click.

Soprattutto non li fermerà dal dichiarare a Facebook una età falsa per aggirare i filtri, cosa che un recente studio nel Regno Unito ha confermato essere una pratica molto popolare: secondo tale studio il 42% degli adolescenti inglesi ha dichiarato un’età superiore ai 18 anni.

Prendiamone atto e agiamo di conseguenza.


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E’ nato #natiperNavigare

Duecentodiciotto pagine, quarantunomilasettecentonovantasei parole e tante, tantissime notti di scrittura creativa.

Finalmente ci siamo: dopo cinque anni di volontariato, con emozionanti incontri, appassionanti interazioni ed un percorso creato con bimbi, adolescenti, genitori ed insegnanti nasce #natiperNavigare.

Un libro di carta e un e-book per impostare un sano discorso educativo adatto per i tempi moderni, restare sempre al passo con le ultime novità tecnologiche e soprattutto con le modalità migliori per mettere al sicuro i bimbi e gli adolescenti anche nella vita virtuale su Internet.

Sfruttare appieno le potenzialità di condivisione e apprendimento che ci offre la rete Internet è un privilegio, proteggere la nostra famiglia dalle insidie del mondo online è una necessità.

Con #natiperNavigare ti spiego come.

 

Clicca QUI o la copertina sotto per saperne di più.

#natiperNavigare


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Sgonfia i cyberbulli

Quando i tuoi ragazzi saranno abbastanza grandi da utilizzare Internet e i social network è saggio che sappiano che possono incorrere in forme di bullismo anche nella rete.

Chiarisci loro di cosa si tratta e rassicurali che nel caso diventino vittime potranno applicare nel mondo virtuale le stesse tecniche che applicano in quello fisico: il miglior comportamento possibile è quello di ignorare le provocazioni e di troncare ogni tipo di rapporto online con chi mette in rete informazioni denigratorie.

Viceversa, spiega loro di non passare dalla parte del torto.

Il bullismo online (cyberbullismo) non paga mai: parte in solitaria, ma complice la distanza fisica tra gli interlocutori amplifica la sua portata grazie alla partecipazione di più persone. Spiega ai tuoi figli che partecipare significa essere ugualmente responsabili di abusi.

Se tuo figlio è vittima di cyberbullismo puoi adottare le seguenti strategie:

. Siediti accanto a tuo figlio e passa al setaccio la sua presenza digitale, documentando estensivamente ogni occorrenza di cyberbullismo: fai tutte le istantanee dello schermo che servono (i cosidetti screenshot).

. Se conosci il ragazzo che sta facendo il bullo parla con i suoi genitori, mostrando loro esempi concreti delle sue azioni. Chiedi a loro di fermare la sua azione con un intervento deciso.

. Blocca il bullismo attivando le protezioni che i servizi di social network o i programmi di email e chat forniscono.

. Considera che quasi tutti gli smartphone hanno la possibilità di bloccare chiamate e sms in arrivo da specifici numeri: facendo così allieverai la pressione su tuo figlio, pur lasciando la possibilità alle autorità competenti di chiedere al gestore telefonico l’elenco delle chiamate e dei messaggi inviati a vuoto.

Il bullismo classico, così come quello online, è regolato dalla legge e sanzionato adeguatamente: per gli atti di bullismo in rete si fa riferimento al decreto legge numero 11 del 23 febbraio 2009 intitolato “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonche’ in tema di atti persecutori”.

Il Ministero della Pubblica Istruzione ha attivato dal 2007 il numero verde nazionale 800 66.96.96 (attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19), all’interno della campagna per la lotta al bullismo Smonta il bullo.

E’ anche possibile scrivere a un indirizzo di email per segnalare casi di bullismo, anche in forma anonima.

Se lo ritieni opportuno puoi comunque coinvolgere fin da subito la Polizia Postale, accedendo alla stanza numero uno del commissariato
di P.S. online
o visitando la stazione di polizia della tua zona.

Condividi con i tuoi ragazzi questo bellissimo video !


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Un video vale diecimila immagini

LaTuaFamigliaInRete-YouTube_logo

YouTube è un sito che consente la condivisione e la visualizzazione di video liberamente inviati da utenti, siano essi aziende o semplici individui. Di proprietà di Google, è il terzo sito più visitato al mondo dopo la stessa Google e Facebook.

YouTube si adopera continuamente per far sì che video dal contenuto violento, pornografico o semplicemente inadatto siano confinati o addirittura tolti dalla distribuzione.

Ogni giorno vengono visionati più di due miliardi di filmati e vengono caricati centinaia di migliaia di video. Ogni giorno. Il sistema è automatico – non c’è un omino che verifica che un video caricato da un utente appartenga o meno ad una categoria proibita. Si capisce bene quale sia l’entità della sfida che abbiamo di fronte.

Eppure la modalità di filtro di YouTube, denominata Safety Mode, fa un lavoro egregio: setaccia efficacemente contenuti sicuri e appropriati all’età degli spettatori.

Vediamo come attivare Safety Mode.

Collegati con l’account del PC che vuoi limitare (quello di tuo figlio) ed apri un browser qualsiasi.

Attenzione: dovrai ripetere la seguente procedura per ogni tipologia di browser (Internet Explorer, Firefox, Chrome, etc).

Collegati al tuo account di Google selezionando l’opzione Accedi in alto a destra o in alternativa creandone uno nuovo. Attenzione: parliamo del tuo account, non di quello del ragazzo che vuoi proteggere. Occhio quindi che la tua password rimanga sempre segreta.

Una volta effettuato l’accesso collegati a YouTube e vai fino alla fine della pagina, cliccando su Sicurezza: Disattivata.

Si aprirà un piccolo menù che ti darà la possibilità di attivare il filtro di sicurezza:

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Clicca su Attiva e infine su Salva.

Un messagio come questo confermerà la tua scelta:

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A questo punto clicca in alto a destra sull’icona del tuo profilo Google e seleziona Esci.

Questo ultimo passo è importante – farà sì che non si possa modificare la scelta impostata.

Le impostazioni salvate saranno valide per tutte le sessioni di navigazione successive, fino a che un utente abilitato non le cambi, salvandole nuovamente.

Attenzione: tuo figlio potrebbe ripercorrere la procedura descritta sopra con un diverso account di Google, opportunamente creato. Consigliamo di installare un sistema di parental control come ad esempio Windows Essentials Family Safety per PC Windows 7 e 8.

Attenzione: la procedura descritta sopra deve essere ripetuta per ogni account che i tuoi ragazzi hanno sul PC/Mac e per ogni tipologia di browser. Se hai due ragazzi ed essi hanno accesso a (per esempio) Internet Explorer e Chrome dovrai ripetere la procedura 4 volte.

Buona visione !


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Una wifi con i fiocchi

Wi-Fi.

Un termine entrato a far parte del parlare comune, tanto che oggi la usiamo sia a casa che fuori.

Eppure, una quindicina di anni fa, non era ancora stata inventata.

Nonostante questa tecnologia sia davvero tanto diffusa, la conoscenza sulla sua sicurezza lo è meno.

Infatti, spesso chi compra un access point, l’oggetto che ha il compito di diffondere la connessione Wi-Fi, si aspetta che questo, una volta scartato e acceso, sia configurato e funzioni con la massima protezione possibile.

Purtroppo questo non è sempre vero. In verità quasi mai: i produttori infatti sono costretti a settare l’accesso Wi-Fi con le impostazioni più comuni per i dispositivi, che spesso accettano solo connessioni con criptografia di sicurezza bassa: stiamo parlando della criptografia WEP o addirittura dell’accesso senza crittografia. Entrambe queste modalità possono compromettere la propria sicurezza e la propria privacy.

La criptografia più evoluta e sicura è di tipo WPA o WPA2, quindi ti invito a verificare da subito sul tuo access point quale sia la modalità impostata.

Perché vogliamo che la Wi-Fi di casa sia sicura?

Intanto vogliamo evitare che qualche malintenzionato si colleghi alla tua rete di casa e la sfrutti per condurre attività illegali: in caso di indagini da parte della Polizia la persona su cui si concentreranno i sospetti sarà infatti il proprietario della connessione di rete, non chi l’ha usata illegalmente.

Vogliamo anche evitare che questo qualcuno spii la tua rete di casa per carpire password e traffico che descrive le attività nella rete domestica e conseguentemente possa essere in grado di accedere a informazioni personali e simulare accessi alla rete con le tue credenziali.

E come fanno i malintenzionati a collegarsi alla nostra Wi-Fi domestica?

Semplice: si mettono fuori i muri di casa e si agganciano alla bolla di trasmissione.

La pratica di intercettare reti Wi-Fi, gironzolando a piedi o in automobile, con un pc ed un ricevitore GPS per registrare l’esatta localizzazione geografica, si chiama wardriving.

Questa attività non è di per sé un reato – è l’equivalente di sbirciare un giardino al di là di una siepe.

Se il proprietario vuole evitarlo, infoltisce e alza la siepe. O costruisce un muro. Nel nostro caso protegge la rete. A quel punto chi la viola commette reato.

Mai lasciare quindi la Wi-Fi di rete senza una protezione adeguata.

Una connessione aperta equivale a lasciare la porta di casa spalancata: rischiamo di far entrare malintenzionati e di non saperlo.

In pochi sanno che la connessione protetta col protocollo WEP, la modalità utilizzata dalla maggior parte delle configurazioni standard degli access point casalinghi italiani, corrisponde ad una siepe che permette a chi si alza in punta dei piedi di guardare facilmente quello che succede nel tuo giardino di casa: è talmente debole che è possibile risalire alla sua password in qualche minuto!

Lasceresti giocare tuo figlio nel giardino sotto casa sapendo che può esserci un malintenzionato sul marciapiede di fronte, il quale prende nota di dettagli, nomi e relazioni, modi di fare, preferenze e attitudini?

Il protocollo WEP è ESTREMAMENTE insicuro. Per ottenere una chiave WEP bastano un comune pc, uno sniffer e pochi pacchetti da analizzare. In rete si trovano facilmente tutti gli strumenti e le guide necessarie a ottenere in pochi minuti una qualsiasi chiave WEP alfanumerica di lunghezza variabile. Non è un problema di password, è proprio una vulnerabilità del protocollo di sicurezza. Chiunque può essere in grado di farlo – non serve essere un hacker.

Ti consiglio senza dubbi di utilizzare il più sicuro protocollo WPA.

Questo protocollo di sicurezza è stato introdotto per arginare la grave insicurezza del WEP, e in effetti è sufficientemente sicuro da permetterci sonni tranquilli.

Ci sono ulteriori tecniche che è possibile attuare per rendere il tuo network di casa ancora più sicuro (ad esempio disabilitare il DHCP, filtrare gli indirizzi MAC), ma queste portano con sé degli svantaggi, parecchia non praticità e credo che il gioco non valga la candela.

Ma allora perché i router wireless non usano direttamente il WPA?

Nonostante il WEP sia obsoleto, non tutti i dispositivi supportano ancora la criptografia WPA.

Occorre quindi verificare se i dispositivi che avete a casa supportino la ricezione dei dati in WPA e nel caso attrezzarsi affinché anche la catena di trasmissione parli la stessa lingua.

Sarebbe qui impossibile elencare i dispositivi che non supportano WPA e descrivere poi i passi per configurare il tuo Wi-Fi con modalità WPA – i dispositivi sono ormai di molteplici tipologie ed ognuno di essi può o meno avere la possibilità di collegarsi ad una rete WPA. Inoltre gli access point in circolazione sono tantissimi e nelle più disparate forme ed ognuno di essi si configura a modo suo. Verifica che i tuoi dispositivi casalinghi supportino il WPA e nel caso fai riferimento al manuale dell’access point o a qualcuno che ne sa più di voi per attivarlo immediatamente.